• ANONIMO

    L’ACQUARIO DEI SAGGI
    O
    LA PIETRA ACQUOSA
    DELLA SAPIENZA
    (“Hydrolitus Sophicus”)



    Breve spiegazione del mirabile e sovrano Acquario dei Saggi,
    anche chiamato Pietra dei Filosofi


    Dall’inizio del mondo vediamo che in ogni epoca si sono manifestati fra i pagani numerosi saggi e filosofi eccezionali, illuminati fino al grado massimo da Dio e molto esperti, e che hanno osservato con la maggiore attenzione la natura e la potenza delle creature inferiori, e si sono sforzati di fare di ciò uno studio minuzioso. Essi hanno cercato con ardente desiderio e lavoro assiduo ciò che, nella natura delle cose, potesse proteggere il corpo terrestre dell’uomo dalla distruzione e dalla morte, e conservargli in eterno vigore e integrità.
    Per via di un influsso divino particolare e della luce della natura, videro e riconobbero che doveva trovarsi in questo mondo un arcano unico, una cosa mirabile stabilita da Dio onnipotente per il beneficio del genere umano. Così, tutto ciò che è imperfetto, incompleto e corrotto in tutta la terra sarebbe certamente rinnovato e perfettamente ristabilito nella sua integrità da quella cosa singolare e segreta.
    Appresero attraverso l’esperienza e nel corso di ricerche diligenti e molto precise che non si poteva trovare assolutamente nulla a questo mondo, al di là di questa cosa unica, che fosse capace di liberare dalla morte il copro terrestre e corruttibile. Infatti, la morte fu stabilita e imposta come castigo ai protoplasmi, ai primi esseri creati, ad Adamo ed Eva, e non ha mia tollerato di essere separata dalla posterità. Dio ha disposto questa cosa unica, dalla natura incorruttibile di per se stessa, per beneficiare l’uomo, affinché facesse scomparire la corruzione, e affinché potesse devolvere la salute a tutti i corpi imperfetti, liberandoli dalla vecchiaia, prolungando questa breve vita come accadde con i Patriarchi, i quali sempre rimasero giovani.
    I filosofi virtuosi ed esperti hanno cercato questo soggetto mirabile e segreto con tanta diligenza ed applicazione che hanno trovato lui ed il suo nobile utilizzo, grazie al quale si sono curati ed hanno potuto mantenersi in salute per tutta la loro vita.prima di loro, anche tutti i santi Patriarchi hanno conosciuto e posseduto realmente questo gran mistero, oggetto di tutta la nostra ammirazione. Senza alcun dubbio esso fu rivelato ed insegnato in principio a nostro padre Adamo da parte del nostro Dio tre volte grande, e tutti i Patriarchi lo ricevettero a prosecuzione di Adamo per diritto di eredità. Grazie alle sue proprietà acquisirono la salute del corpo ed una vita molto lunga, e ottennero immense ricchezze. Quando i pagani. Di cui finiamo di parlare, si fecero adepti a questa cosa mirabile, o meglio, a questa cosa divina, la intesero come un dono singolare di Dio e come l’arte più grande e segreta. Allora, videro per di più che non era rivelata se non a pochissimi uomini dall’azione della Provvidenza divina, e che rimaneva occulta alla maggior parte degli uomini di questo mondo. Per questo da sempre la nascosero all’umanità con la più grande cura. Però, affinché questo segreto non ricadesse nell’oblio dopo la sua scomparsa, ma al contrario si perpetuasse e venisse in avanti custodito per la posterità, lo misero per iscritto. Così, dopo di loro, tramandarono e lasciarono in eredità ai loro più fedeli discepoli numerose istruzioni e molti chiari insegnamenti all’interno dei loro libri. Ciò nonostante, essi nascosero la cosa e la confusero con parole allegoriche, di modo che fino ai giorni nostri pochissimi l’abbiano incontrata potendo trarre da essa un fondamento sufficiente e sicuro. Non si fece ciò alla leggera, al contrario ebbero buone ragioni per comportarsi in questo modo. Grazie a ciò, coloro i quali cercano questa sapienza invocheranno Dio sempre più appassionatamente per ottenerla, poiché nelle sue mani sono disposte tutte le cose, e quando verranno loro rivelate attribuiranno solamente a Lui la gloria e l’onore, rendendogli le azioni di grazia che a lui corrispondono; è anche per questa ragione che queste nobilissime perle non devono essere gettate ai porci, poiché se ciò venisse manifestato al mondo empio, questo non desidererebbe altro che questa cosa unica per via della sua estrema avarizia, da cui scaturirebbe in fine una vita dissoluta e bestiale, e tutto il lavoro e tutte le attività sarebbero trascurate.
    Benché tutti i filosofi di cui parliamo abbiano esposto con frequenza quest’arte eminente in diverse maniere, e sebbene l’abbiano descritta per le suddette ragioni tramite molti nomi particolari, parabole ed espressioni sorprendenti in linguaggi barbari e sofistici, c’è, senza dubbio, un perfetto accordo fra di loro, e con tutte queste espressioni distinte non hanno voluto guidarci che ad un unico oggetto, senza mostrare nulla più che la materia unica dell’arte. Per tanto, la maggior parte dei ricercatori dell’arte sono stati frequentemente fuorviati da questo argomento segreto, e per questo si sono sbagliati via via. In effetti, per tutto il tempo e ancora oggi, si incontrano uomini che desiderano ardentemente questa sapienza, non solo gente poco istruita, ma anche molte persone eminenti molto esperte in filosofia. E non solo dopo un profondo studio, ma anche con considerevole lavoro e con grandi spese, cercandola e provando ad ottenerla, però mai possono aspettarsela e ancor meno partecipare di essa. Quindi, certamente, la maggior parte di essi si lasciano abboccano all’amo dell’oro e precipitano con frequenza in irreparabili disdette e, con quale derisione, se vedono obbligati ad abbandonare le loro indagini. Nonostante ciò, affinché nessuno possa dubitare del buon fondamento di quest’arte segreta ed essa non venga considerata come una pura finzione secondo l’abito e la pratica di questo mondo, voglio esporre cronologicamente e per nome i filosofi autentici ed i loro successori, che, in verità, hanno conosciuto, posseduto e praticato quest’arte, ad eccezione di quei messaggeri di cui si fa menzione nelle Sacre Scritture.
    Essi sono: Ermete Trismegisto, Pitagora, il benedetto Gesù, Alessandro Magno, Platone, Teofrasto, Avicenna, Galeno, Ippocrate, Luciano, Longano, Rhazes, Archelao, Rupescissa, l’Autore del Gran Rosario dei Filosofi, Maria la profetessa, Denis Zachaire, Halì, Morieno Romano, Calid, Costanzo, Serapione, Alberto Magno, Estrod, Arnaldo da Villanova, Geber, Raimondo Lullo, Ruggero Bacone, Alano di Lilla, Tommaso d’Aquino, Marcello Palingenio; gli autori contemporanei sono: Bernardo travisano, Fratello Basilio Velentino, Paracelso e ancora molti altri.
    Non c’è alcun dubbio che, infatti, possiamo incontrare, ai giorni nostri, uomini che per la Grazia di Dio praticano l’arte e la assaporano tutti i giorni della loro vita in segreto e silenziosamente. Però, nella misura in cui i filosofi che ho enumerato hanno descritto con verità e senza mascherazione questo grande magistero e hanno fatto fluire la sua dimostrazione dal fondamento veritiero e dalla fontana semplice della natura, troviamo all’opposto estremo molti pseudofilosofi ed impostori che, senza ragione, si glorificano di possedere la scienza di quest’arte e che inoltre si sforzano d’insegnarla. Per nascondere la loro frode abusano in maniera vergognosa ed empia degli scritti dei filosofi veri e, ponendo una benda davanti agli occhi degli uomini, fanno venire loro l’acquolina in bocca e si impongono per agire a loro piacimento.
    È per questo fatto che tanto questi impostori quanto quelli che sono stati ingannati dalla menzogna dovranno esaminare attentamente l’avvertimento che segue:

    Alfa è un segno per il chimico.
    Ma per te cos’è Beta?
    Una lettera greca. La lettera π insegna
    ed è spiegata in altre parti.
    Fa memoria di ciò e che non si truffi nessuno
    tramite un falso pretesto.
    Guardate bene di spegnere (racchiudere) la luce
    di una voce gemente.

    Ugualmente:

    Non fidarti del chimico che pretende
    di distillare l’aria in un cesto,
    se sei prudente fa attenzione!
    Si no vuoi patire il penoso pregiudizio
    della burla, rifuggi da tutti questi uomini
    per la loro impudicizia. Segui coloro che sono semplici
    di spirito, i modesti ed i devoti,
    non gli orgogliosi. È degno di lode
    poter fare del bene e sfruttarlo.
    Dimmi al meno dove trovare
    tali uomini!
    Quindi, cerca questi cari uomini
    che fortunatamente non sono
    morti in quest’anno.
    Quegli altri hanno cattive intenzioni sugli altri
    per via dell’importanza, dell’opera e della cosa.

    In fine, abbiamo trovato in molti luoghi di artigianato fedeli e discepoli di quest’arte filosofica e segreta, uomini che si sforzavano di buona lena di raggiungerla per via retta e sicura senza troppi giri, ma sono tanto confusi e tanto coinvolti nell’errore a causa delle dicerie e delle pretese senza valore di quegli impostori disonesti e sofistici dei quali abbiamo già parlato, e che ignorano completamente se devono progredire nell’arte o se devono fare retromarcia. Per questo fatto ho preso la decisione di chiarificare e spiegare, certamente poco, cose veritiere e bene fondate in quest’arte. Io mi sento indegno di scrivere un trattato su tale mistero, ma siccome ho potuto accedervi per la Grazia del Dio tre volte grande (al fine di parlare qui senza alcun desiderio di gloria) come capita a pochi, giacché pochi su mille possono arrivare ad esso, e per paura che il talento che Dio onnipotente mi ha concesso con la Sua clemenza non rimanga sepolto insieme a me come se fosse stato dato a chi non se lo merita, mostrerò a tutti i filosofi chimici dal cuore fedele, come si conviene, un riassunto o esposizione di tutta quest’arte, così come un cammino retto e certissimo, che dichiaro infallibile, ovvero il metodo con cui quei filosofi possono accedere al mistero. Però, tutto questo capiterà solamente se gli occhi di qualcuno si apriranno per grazia divina, se questi filosofi si terranno lontani dalle altre opinioni false e preconcette sul giusto cammino, e infine se le meraviglie di Dio verranno loro manifestate ogni volta di più.
    Per renderlo più facile alla memoria ed alla comprensione, ho suddiviso questo trattato in quattro parti. Nella prima parte insegnerò l’inizio o il principio di quest’arte e la maniera in cui l’artista deve necessariamente prepararsi. Nella seconda parte indicherò, con una descrizione ed un’istruzione filosofica, la natura e lo stato della materia, ed offrirò la conoscenza di essa così come il modo di prepararla ed il regime. Nella terza parte parlerò dell’utilità dell’arte in tutti i domini e dell’efficacia e virtù ineffabili che le vengono riconosciute. Nella quarta parte seguirà un’allegoria spirituale conforme totalmente a questo magistero, che è il vero archetipo della veritiera, celeste, sempiterna e benedetta pietra angolare dell’Altissimo. Inoltre, descriverò brevemente e con semplicità, per la medesima ragione, perché non ci si lasci attrarre da raggiri ingannevoli e speciosi, la vera e necessaria maniera di operare con le proprie mani.
    PRIMA PARTE
    A colui che teme il Signore, Egli mostrerà la via da seguire (Salmo XXV, 12)


    In primo luogo, che i chimici devoti che sono timorati di Dio ed i filosofi di quest’arte prendano coscienza che è necessario preservare tale segreto poiché esso è l’arte più elevata e grande, ma soprattutto poiché è un arte santa. Infatti, noialtri troviamo impresso e rappresentato in essa il bene supremo e celestiale, il più santo dell’Onnipotente. Colui che concepisce il progetto di raggiungere questo mistero supremo ed ineffabile deve senz’altro sapere che una tale arte non dipende dal potere umano ma bensì dalla più clemente volontà di Dio, e che non è il nostro desiderio o la nostra volontà che ci permette di acquisirlo, ma solamente la misericordia dell’Onnipotente. Perciò, prima di tutto ti conviene essere devoto. Eleva il tuo cuore solo verso Dio e, senza dubitare, chiedigli questo dono molto ardentemente e con preghiera sincera. Solamente Dio lo può concedere e non può essere ottenuto se non da Lui.
    Se Dio onnipotente, che scruta con grande sapienza tutti i cuori, riconosce dentro di te un’anima retta, fedele e senza malizia, se vede che ti sforzi nella ricerca e nello studio con l’unico proposito di lodare e glorificare solo Lui, ti ascolterà senza alcun dubbio, secondo la sua promessa. Col suo Spirito Santo, Lui ti guiderà in modo che tu possa raggiungere, senza fatica, per gradi l’inizio che giammai avresti potuto pensare con la tua sola ragione. Certamente, in quel momento sentirai nel tuo cuore che il Signore assai clemente ha ascoltato con grande generosità la tua preghiera, la quale ti ha condotto ad un felice principio e che quasi ti ha permesso di raggiungere la rivelazione.
    Allora, poniti in ginocchio e rendi grazia a Dio con cuore umile e contrito, lodalo, glorificalo ed onoralo, poiché le tue preghiere sono state ascoltate. No privarti, comunque, di chiedergli che si degni di distribuire grazie al suo Spirito Santo questa grazia fiorente, che tu hai già percepito nel tuo cuore, e che lui possa guidarti. In questo modo, quando questo profondo mistero ti sarà stato perfettamente rivelato nella sua completezza, potrai metterlo in pratica impiegandolo per nient’altro che per la gloria e l’onore del santissimo nome di Dio, e per beneficenza ed utilità del prossimo tuo, quando si trovi in necessità.
    Poi, ricordati bene che non puoi rivelare, pena la perdita della salute e della eterna beatitudine, nemmeno accidentalmente, questo mistero ad un indegno o ad un empio, e ancor meno comunicarlo e condividerlo facendo di esso, in un modo o nell’altro, un cattivo uso, usandolo per tua propria rinomanza prima che per la sola gloria di Dio, come ti abbiamo detto. Inoltre, ricorda che se non farai così e se accetterai di correre il rischio di trasgredire questi precetti, non potrai fuggire al castigo divino. In questo caso, sarebbe stato meglio per te non aver mai udito dire nulla dell’arte e non conoscere nulla di essa.
    Adesso che hai già ben soppesato il valore di queste cose, che ti sei consacrato a Dio, il quale non permette che nessuno si prenda gioco di Lui, e che ti sei fissato per questa ragione un obiettivo ed un fine, impara in primo luogo come Dio Uno e Trino dispose fin dal principio la natura universale, come essa si trasforma, ciò che può fare, come opera tutti i giorni in tutte le cose in una certa maniera invisibile, come essa dipende dalla sola volontà di Dio e trova in se stessa la sua dimora. Infatti, senza la vera conoscenza della natura, non potrai intraprendere quest’opera se non che con fatica e mai senza rischi e pericoli. La natura possiede come qualità e proprietà il fatto di essere unica, veritiera, semplice, perfetta nella sua essenza, e possiede inoltre, contenuto in essa, uno spirito occulto. Se vuoi conoscere la natura, ti conviene comportarti a sua somiglianza, veritiero, semplice, paziente, fermo, non meno che devoto e buono verso il tuo prossimo, ma prima di tutto devi essere un uomo nuovo e rigenerato.
    Se riconosci in te stesso una tale disposizione, la tua natura si adatterà in breve tempo alla natura e percepirai immediatamente in te un inestimabile beneficio tanto per il corpo quanto per l’anima.
    La ricerca e la contemplazione di quest’arte ti saranno estremamente vantaggiose e proficue, e se poi apprendi correttamente i principi che la reggono, questi ti condurranno, per così dire, con violenza verso la conoscenza dei miracoli divini. Allora, per nessun motivo reputerai queste cose come effimere, data la loro stima universale. Ma, al contrario, colui che aspira a quest’arte e si sforza di ottenerla per la ricchezza, che prova a distoglierla dal suo intento verso l’orgoglio e la vanità di questo mondo, , dovrà persuadersi che mai potrà arrivare al fine bramato. È conveniente che la tua anima, o meglio, i tuoi pensieri, che sono rivolti verso le cose terrestri, siano ricreati e consacrati solamente a Dio. Per tanto, tieni bene in mente che questi tre, ovvero il corpo, l’anima e lo spirito, devono stare in armonia ed agire congiuntamente. Dunque, se il cuore e l’anima dell’uomo non vengono indirizzate nella stessa maniera in ciò di cui è composta di tutta l’opera, ti sbaglierai sul soggetto dell’arte.
    Perciò, dovrai dedicarle tutte le tue azioni. L’artista qui non fa nient’altro che seminare, piantare e annaffiare, e solo Dio concede la crescita. Di conseguenza, se Dio si oppone a qualcuno, anche tutta la natura gli diventa nemica. Però, per colui che torna amico di Dio, il cielo e la terra, così come tutti gli elementi, sono sollecitati a venire in suo aiuto. Se tieni bene conto di tutto ciò, e se possiedi con mano la vera conoscenza della materia prima, di cui parliamo in continuazione, potrai procedere nella pratica e cominciare l’inizio dell’opera.
    Ora, ti è necessario ancora una volta implorare con tutta la tua volontà l’Onnipotente, per ottenere la sua grazia e la via de seguire. Allora, la tua opera procederà con facilità ed arriverà anche al fortunato e felice scopo desiderato.

    Colui che rimane timorato di Do
    ed è legato alla sua parola, non mette in pratica,
    in attesa del suo aiuto,
    né il nero né il bianco.
    Compone l’argento e l’oro partendo
    dal rame e dallo stagno, ed otterrà,
    aiutato da Dio, il mezzo di preparare
    molte altre cose.
    In questo modo, col favore di Yahveh,
    felicemente farà oro a partire dal fango e dalla melma.
    Ecclesiaste II

    (col nome di Ecclesiaste si indica
     il libro dell’Antico Testamento
     più noto come Siracide – ndr)



    SECONDA PARTE
    Per questo, così parla il Signore Dio:
    ecco qui, che ho posto a Sion
    una pietra fondamentale,
    una pietra eletta, angolare, preziosa,
    essenziale; colui che la possieda
    non sarà fallace.
    (Isaia, XXVIII, 16)

    I filosofi, tanto prima quanto dopo la sua perfezione, non poterono glorificare a sufficienza nei loro scritti un’arte tanto elevata e tanto nobile come quella di cui abbiamo discusso molto, ne poterono renderle tanto onore come le è dovuto, concedendole i titoli più eminenti. La hanno anche evocata sotto il nome generico di Pietra dei Filosofi o molto anticamente Pietra dei Saggi, occulta, ignorata, naturale, incomprensibile, e poi celeste, benedetta, beatificata, e universale una-trina. Le principali motivazioni, fra le tante altre, per cui chiamarono questa cosa pietra, o per cui la compararono a una pietra, sono le seguenti: all’inizio la sua materia è veramente una pietra, così come lo è un minerale estratto dalla terra; questa materia è dura e secca e può venire triturata e pulita come una pietra; dopo essere stata decomposta nei tre principi, che la stessa natura aveva congiunto, si rende necessario che, similmente alla cera, la pietra fusibile sia coagulata di nuovo tramite l’opera dell’arte e resa allo stato fisso, secondo la legge della natura. I filosofi che conservo nella mia memoria non poterono inculcare sufficientemente tale idea ed attrarre l’attenzione sul fatto che è principale, per tutti i ricercatori dell’arte, il saper riconoscere la prima e poi la seconda materia della pietra filosofica. Questa materia è senza dubbio una cosa sola, per mezzo della quale deve necessariamente essere preparata questa sola ed unica pietra, senza alcuna aggiunta di cose estranee, sebbene la si chiami con mille nomi. Loro hanno descritto in modo ammirabile la qualità, l’aspetto, così come la proprietà di questa materia, e la hanno presentata in generale nella seguente modalità. Poiché realizzata al principio dalla composizione di tre cose, essa, senza dubbio e per parlare appropriatamente, non è più che una sola. Prodotta e fatta da uno, due, tre, quattro e cinque, la si trova ovunque. La chiamano anche magnesia cattolica o sperma del mondo, da cui tutte le cose naturali traggono origine. Per natura e forma, essa è ammirabile ed unica, e possiede una qualità difficile da ritrovare e poco conosciuta, che non è né calda e secca come il fuoco, né fredda e umida come l’acqua, né fredda e secca come la terra, ma è un particolare accoppiamento perfetto di tutti gli elementi. In più, essa possiede un corpo incorruttibile che non può venire distrutto da nessun elemento, ma che super di gran lunga, per via delle sue proprietà, i quattro elementi e le quattro qualità, come fanno il cielo e la quintessenza. A causa del suo aspetto materiale esterno, la figura, la forma e la specie, essa è una pietra senza esserlo. Assomiglia di più ad una gomma dal bianco rilucente o a un’acqua bianca. La chiamano anche acqua dell’oceano, acqua di vita, ed ancora la più pura e la più benedetta fra le acque. Ciò nonostante, non è un’acqua che derivi dalle nuvole o da qualsiasi fonte volgare, ma è un’acqua densa, permanete e salata, secca per certi versi e che non bagna le mani, un’acqua pituitaria (resinosa), che sgorga dall’untuosità salata delle due terre. Questo è il doppio mercurio ed Azoth che viene purificato e conservato dal vapore o sudore del globo superiore ed inferiore, il celeste ed il terrestre, e si consuma senza fuoco. Effettivamente, esso è il fuoco universale e scintillante della luce della natura, poiché possiede in sé lo spirito celeste con cui Dio lo anima  sin dal principio, e che Avicenna ha chiamato anima del mondo, proprio perché penetra tutte le cose. Come l’anima si trova in ogni parte del corpo umano e si muove in esse, così questo spirito si ritrova in tutte le creature elementari e si muove all’interno di esse. Per di più, esso è il legame indissolubile del corpo e dell’anima ed anche la più pura e nobile essenza, dall’efficacia e virtù mirabili, in cui si celano tutti i misteri. I saggi gli attribuiscono una potenza infinita ed una virtù divina quando dicono: “è lo spirito del Signore che riempie il globo terrestre e che fluttuava all’inizio dei tempi sopra le acque”. Lo chiamano anche spirito di verità nascosto per il mondo, di cui non possiamo aver conoscenza più che per ispirazione dello Spirito Santo o per istruzione di coloro che lo conoscono. Questo spirito, che sta in potenza in tutto e per tutto, di sicuro non può essere ritrovato perfettamente e completamente se non nel nostro soggetto unico.
    Insomma, esso è una sostanza spirituale che non è né celestiale né infernale, ma è un corpo aereo, puro ed eccellente, medio fra il più alto ed il più basso, prezioso e bramato fra tutti quelli che stanno sotto il cielo. Nel senso opposto, questa materia viene creduta la cosa più vile e, per così dire, la più abbietta per quelli che non hanno conoscenza di essa o per coloro che si trovano all’inizio dei propri studi. Quantunque venga cercata da molte gente prudente, non è scoperta se non da pochi. Vista da lontano, percepita da vicino, è vista da tutti, ma non è riconosciuta che da pochi uomini, come si può constatare nella poesia che segue:
    Questo grande bene, di cui così poco
    si preoccupa il mondo, che lo stima pochissimo,
    è diviso in tre parti, ma non è altro che uno.
    Tutti ce l’hanno sotto gli occhi
    e lo tengono in mano, ma non lo riconoscono.
    Nella loro ignoranza passano velocemente affianco ad esso,
    con passo affrettato. Ecco la ricchezza più
    grande. Nessuna persona sarà più ricca di
    quella che consce l’arte e possiede una parola
    dal doppio senso.

    ENIGMA FILOSOFICO

    Diviso in tre parti si trova nella materia in cui è posto alla luce del giorno il soggetto principale dell’arte (di prima materia), chiamato Fenice di Filosofi.

    PRIMO ENIGMA FILOSOFICO

    Se ti confesso le tre parti di questa cosa, non ci sarà spazio per il tuo lamento: io ti mostro, in effetti, la verità; hai bisogno di un’erba a tre foglie, poi chiederai ed interrogherai il Signore.
    Trova l’uno nel tre, e da tre otterrai uno.
    Sarebbero mille: l’anima, il corpo e lo spirito si manifestano; il Sale, lo Zolfo ed il pesante Mercurio risplendono.
    In confidenza, fra me e te: discerni l’erba dalle tre foglie, impara la parola ed il canto; allora, reputati qui saggio nell’arte.



    SECONDO ENIGMA FILOSOFICO

    Esiste una cosa a questo mondo che si trova ogni dove: dico ciò nel caso tu sia manchevole di favore.
    Essa è azzurra e verde e di una potenza incredibile a dirsi! Questa cosa porta con sé un colore bianco ed anche un rosso. Come l’acqua, ecco che fluisce rapidamente e se ne va scorrendo come un fiume; non bagna, è molto pesante e molto leggera. Io le potrei dare mille nomi, tanto più che la maggior parte delle persone la ignorano. Il suo aspetto e comune ma è importante per l’arte. Saggio è colui che la separerà nella sua metà e poi per tre volte la riunirà; quest’uomo retto possiede il nobile soggetto.

    TERZO ENIGMA

    Questa pietra trae la sua origine dappertutto; è concepita all’interno della terra, nasce sopra la terra, trova vita nel cielo, muore nel tempo ed ottiene finalmente la beatitudine eterna. Se la materia suddetta, che è allo stesso tempo celeste e terrestre e che in principio è una pura mescolanza o un caos con-fuso senza nome né colore particolare, si trova, grazie a questa qualità cui affacciamo allusione, quando è giunta nelle nostre mani e quando è ben nota per via di una conoscenza che i filosofi hanno ottenuto in molto tempo grazie alla parte principale di quest’opera, allora è necessario procurarsi, con la maggior attenzione possibile, tutto ciò di cui essa ha bisogno e ciò che la sua preparazione sembra esigere per la prosecuzione. Con tutto ciò, prima d’iniziare questo rimarchevole lavoro manuale, tutti gli artisti penitenti devono rammentare, senza dubbio, ancora una volta e coscienziosamente, l’insegnamento che abbiamo appena finito di spiegare. È necessario, inoltre, offrire fedelmente questo avvertimento: non ti occupare di quest’opera segreta e dello spirito imperscrutabile, che sta nascosto nella nostra materia, se prima non avrai studiato le sue qualità e le sue proprietà profonde, così come la sua indispensabile conformità con la natura. In relazione a ciò, un filosofo da questo consiglio: “che non ci sia alcun commercio fra te e questo spirito finché non avrai compiuto perfettamente lo studio e posseduto la scienza”. Infatti, Dio è mirabile nelle sue opere e la sua sapienza non ha alcun prezzo; Lui non può soffrire, come abbiamo detto: che nessuno si creda di prendersi gioco di Lui. Certamente, alcuni esempi potranno essere qui riportati per interesse di ciascuno. Molti si buttano troppo alla leggera in quest’opera, ma quando sono repulsi da essa, la questione si pone così male per oro che per alcuni manca solo di rimanere uccisi in laboratorio, oppure sono gravemente feriti in qualsiasi altra circostanza sfortunata. In effetti, l’opera non è di così poco conto come alcuni s’immaginano, stimandola di scarsa importanza poiché i filosofi la paragonano ad un gioco da bambini e ad un lavoro da donne. Ma l’opinione dei filosofi è molto precisa, giacché per la pratica di quest’opera compresero che è piuttosto semplice in se stessa, ed esige poco sforzo, poiché essa è appannaggio unicamente di coloro che Dio ha riconosciuto degni di essere arricchiti dalla sua conoscenza, perché dissero di essa che era tanto facile e semplice. Pertanto, mantieniti attento, fa sempre attenzione, ed abbi timore di non complicarti la vita nel pericolo dettato da una eccessiva fretta. Innanzitutto, comincia bene il tuo progetto rivolgendo lunghe orazioni a Dio per ottenere l’aiuto divino, come abbiamo ricordato fedelmente all’inizio. Allora, non temerai di sicuro nient’altro e non sarai più esposto a rischi di alcun tipo. Ora che hai meditato con il maggior zelo nelle tue preghiere e che tieni in mano la ben conosciuta materia, puoi metterti al lavoro pratico nel tuo laboratorio, senza sforzo, per ricercare il frutto della tua applicazione e del tuo studio, e puoi intraprendere empiricamente il lavoro che conviene ed attuare così l’inizio dell’opera.
    Adesso, prima di tutto ti conviene sciogliere molto delicatamente la suddetta materia prima o Primo Essere, anche chiamato dai Filosofi Bene Supremo della Natura. Poi, essa deve venire purificata dalle sue qualità acquosa e terrestre. Di fatti, inizialmente essa appare a chi osserva come un corpo pesante, rozzo, resinoso (pituitario) ed acquoso, somigliante ad una certa nebbiolina. L’ombra che oscura la prima materia, come una foschia spessa e nebbiosa, deve essere separata dalla tua opera, in modo che, con una ulteriore sublimazione, il cuore e l’anima interiori, che se ne stanno rintanati dentro di essa, vengano anche separati, e siano ridotti ad una sottile essenza. Tutto questo può venire realizzato dalla nostra acqua pontica (mercurio filosofico) e cattolica, che irriga e feconda universalmente il globo terrestre con il suo movimento alternato. Essa è dolce, bella, luminosa, limpida e splendente, e supera prodigiosamente tutto il fulgore dell’oro e dell’argento, del carbonchio (pietra rossa, piropo) e del diamante. La nostra suddetta materia, inoltre, conserva in sé e tiene ben nascosta quest’acqua benedetta. Questa materia, cioè corpo, anima e spirito che si sono estratti, deve essere continuamente distillata e congelata nuovamente con un suo proprio sale, allo scopo di essere ridotta comunque ad una sola componente. Questo sale, chiamato dai filosofi Sale della Sapienza, interiormente è di colore rosso quando lo si ritrova della forma della citata materia, ma si trasforma, dopo la preparazione, in un bianco davvero splendente, brillante e diafano. Con il procedimento che hai utilizzato fin qui, chiamato lavoro preparatorio, hai separato il puro dall’impuro, hai reso visibile l’invisibile e di nuovo, poi, visibile o palpabile l’invisibile, ed andando avanti già la materia non è più pesante, grossolana ed informe come all’inizio, ma molto luminosa, di un profumo delicato, di un gusto piuttosto penetrante, di natura estremamente sottile ed aerea, fino al punto che lasciata libera all’aria aperta scapperebbe via e di per sé scomparirebbe, sebbene in quel luogo fosse fissa. Per tale motivo i saggi hanno chiamato questo soggetto Acqua Mercuriale, Mercurio del Sole ed anche loro Mercurio. Se tu volessi impiegarlo come farmaco lasciandolo in questa forma, senza una ulteriore preparazione, esso ti sarebbe di scarsa utilità e per te sarebbe persino un veleno. Per tanto, se tu vuoi godere del suo dono più ricco e del suo uso più vario, è indispensabile che tu proceda ancora un po’ con altri mezzi e lavori particolari per cercare di fare di più.
    A questo punto, ti raccomando fortemente di osservare, in modo conveniente, le operazioni che effettua la natura lungo la linea del tempo, e di sforzarti nella loro imitazione all’interno del tuo lavoro. Sapendo ciò, prendi poi due o tre parti della materia acquosa preparata come abbiamo appena finito di dire. Tieni separate le due prime parti. Ma aggiungi alle tre parti dell’altra materia: si tratta del nobilissimo corpo dell’oro, riempito di qualità dal Creatore, contenente la maggior affinità con la materia prima, della quale è amico. Aggiungi una parte di questo su dodici per la prima fermentazione. In effetti, da un lato la materia acquosa, che molto evidentemente si è trasformata in spirituale e celeste per via della preparazione, e dall’altro questo copro terrestre del sole devono venire congiunti e coagulati in un solo corpo. Ciò nonostante, è molto importante segnalare qui che l’oro volgare non ha nessuna utilità per questa operazione, ed inoltre esso deve essere stimato come il meno adatto e praticamente morto. Sebbene venga comunque proclamato da Dio onnipotente il più bello ed il più prezioso di tutti i metalli, gli è stato impedito di crescere perfettamente mentre si trovava nelle miniere. Per di più, con l’uso quotidiano, le sue forze interiori, che sono lo zolfo o l’anima, si sono sensibilmente indebolite, e lo si ritrova  ogni volta di più mescolato a sostanze eterogenee che lo insozzano e non gli sono utili per nessuna ragione. Più passa il tempo, meno quest’oro ci è di utilità per la nostra opera. Perciò, cerca con la maggiore attenzione possibile, quest’oro puro che possiede i se stesso uno spirito vivo che non sia ancora stato debilitato e che non è sofistico in relazione al suo zolfo, come abbiano giusto ora terminato di discutere. Che esso venga preso assolutamente puro, come accade quando venga attraversato dall’Antimonio o per il cielo e la sfera di Saturno, venendo purificato dal suo sporco. Per il resto, l’altra materia, a causa del suo spirito e della sua virtù, non può rientrare nella preparazione. Infatti, quest’opera esige interamente un corpo puro, e mai può tollerare in sé, né attorno né vicino a sé, qualsiasi cosa che sia impura.
    Adesso, se hai riunito in un piatto da dissoluzione le parti diseguali di acqua ed oro (queste due differiscono molto, naturalmente, non solo per qualità ma anche per quantità, poiché se una, dopo la preparazione, diventa facilmente malleabile, tenera, sottile e morbida, l’altra si trasforma n corpo estremamente rigido, solido e pesante) e le hai ridotte ad uno stato secco, come un liquore o un amalgama, lasciale per i primi sei o sette giorni a fuoco lento, appena tiepido. Separa poi le altre tre parti di acqua di separazione e versale in un piccolo vaso di vetro rotondo simile ad una storta o ad un uovo, poni nel mezzo il liquore riscaldato e così lascia di nuovo il tutto sul fuoco per sei o sette giorni. Così facendo, il corpo del sole verrà pian piano disciolto dall’acqua, e da qui comincerà la compenetrazione dei due, mescolandosi l’un con l’altro tanto dolcemente e con tanta delicatezza, come accade per il ghiaccio nell’acqua calda. I filosofi hanno indicato ciò in molti modi: l’hanno paragonato ad uno sposo ed una sposa, come lo descrive anche Salomone nel suo Cantico dei Cantici. Una volta fatto ciò, aggiungi alle altre l’ultima delle tre parti conservate dal principio, ma non una sola volta o in un solo giorno, ma sette volte, dopodiché il corpo che lì s’incontra diventerà troppo umido ed infine, sommerso del tutto, si dissolverà.
    La nostra opera si può paragonare in ciò alla semenza gettata sul suolo: se all’inizio c’è troppa acqua, sia piovana che per l’umidità, non produce nessun frutto, rimane anzi soffocata e il campo seminato dall’agricoltore rimane rovinato. Adesso che hai terminato con tutto ciò, sigilla o luta con la maggior attenzione il vaso, per paura che il composto non perda il suo odore ed evapori. Dopo, poni il vaso nel tuo forno e somministra un fuoco leggero, continuo, aereo (sottile), vaporoso e di primo grado, comparabile al calore proprio della gallina mentre cova le sue uova.




    AVVERTIMENTO

    I filosofi hanno scritto tante cose in relazione al fuoco vaporoso che chiamano Fuoco della Sapienza. Han detto di esso che non è né elementare (proprio dei quattro elementi) né materiale, ma essenziale e preternaturale, e si chiama anche fuoco divino, ovvero l’acqua di Mercurio posta in movimento per via del fuoco volgare con l’aiuto che gli viene offerto dall’opera dell’arte. Inizialmente, devi digerisci e cuoci con delicatamente, e fa bene attenzione che nessuna parte della materia si sublimi, o come meglio affermano i filosofi, che la signora non comandi l’uomo, o che il marito non abusi della sua potestà sulla sua costola, etc. In questo caso, la materia compie il suo procedimento senza discontinuità e non c’è necessità di nessun altro lavoro che non sia vigilare il fuoco e la sua condotta. Il corpo terrestre del sole, che è stato aggiunto prima, è molto scuro e continua ad apparire poi di un colore tetro e nero, che i filosofi hanno chiamato testa di corvo, che abitualmente dura per un tempo di circa quaranta giorni.
    Tanto per cominciare, questo corpo è pertanto totalmente disciolto, triturato, distrutto, purificato e denudato di tutte le sue forze a tal punto che in fine la sua anima viene separata e portata in alto, completamente disgiunta da lui; allora, durante un certo tempo, va ad aderire, come se fosse morto e privo di ogni forza, al fondo del vaso, come fosse cenere.
    Ma se dopo di ciò tu aumenti il fuoco e lo regoli senza interruzioni, l’anima ridiscende impercettibilmente goccia dopo goccia, imbeve, umidifica, abbevera e preserva il suo corpo, in modo che non diventi assolutamente secco o bruciato. Comunque sia, essa sale e scende, e questo deve avvenire per circa sette volte. A questo punto, dovrai aumentare ancora un po’ il fuoco, giusto un grado, senza raggiungere il grado massimo, come se avesse bisogno che tu ti affrettassi con lui, e poi il regime moderato del fuoco (quello principale) deve venire regolato con grande attenzione e cura. Ogni tanto appariranno, nel vetro o nel piccolo vaso, numerosi segni e svariati colori che è davvero importante osservare ed annotare. Se li percepirai nel loro ordine, è buon segno che promette un felicissimo risultato. Dapprima appaiono grani (chicchi, acini) simili ad occhi di pesce, poi un cerchio attorno a questa materia, che successivamente si diventa rossiccio, bianchiccio, ed in fine verde e giallo come la coda del pavone reale. Proseguendo, diventa di un bianco purissimo e, per finire, del rosso più bello, quando è stato impiegato l’ultimo grado del fuoco e l’anima e lo spirito si sono uniti in un’essenza indissolubile e perfettamente fissa nel suo corpo che giace sul fondo del vaso. Questa unione o congiunzione, per l’ineffabile ammirazione che suscita, non può essere contemplata senza terrore e spavento. Così, si vede e si scopre il corpo resuscitato, vivente, perfetto e glorificato. Esso mantiene, similmente ad un qualunque tessuto scarlatto, un rosso tipo porpora delle più delicate. La sua tintura trasmuta, penetra e cura tutti i corpi imperfetti. Questo è un assunto di cui abbiamo intenzione di spiegare più approfonditamente più avanti.
    Ora che l’opera è stata condotta a buon fine col potere e l’aiuto di Dio tre volte grande, e che a Fenice dei Saggi è stata reperita, genuflettiti nuovamente, prega intimamente e rendi grazia a Dio onnipotente, eminente reggitore dell’intera opera, per gli eminenti benefici e per la grazie che ti ha accordato. Alla fine, non abusare di questo dono, anzi, utilizzalo per la gloria e l’elogio di Dio e in favore dei bisognosi. Ecco pertanto che adesso possiedi la descrizione esatta del processo, grazie a cui potranno venire scoperti, dopo aver preparato e concluso quest’opera magnifica, sia l’Uovo Filosofico che la Pietra dei Filosofi.
    Siccome molto raramente si può compiere quest’opera senza incidenti, diciamo, giusto per concludere, che in caso di errore fortuito o di una cattiva operazione, la cosa che occorre facilmente (all’operatore) è un freno considerevole al conseguimento della perfezione, ma bisogna trovare per tempo un rimedio ed applicarlo al problema.
    Ecco qui di seguito i segni più chiari di una disposizione contraria, di un cattivo regime o di un atto negligente:

        Se vedi che qualcosa si sublima e sale prima della dissoluzione e della nigredo, o che una specie di aceto rosso galleggia sulla materia, questo è cattivo indizio.
         Se la materia inizia ad arrossire troppo presto o troppo rapidamente dopo la albedo.
        Se alla fine la materia non si presenta in buono stato e si ostina a non coagularsi.
        Se la materia viene trasmutata ed alterata da un calore eccessivo, in maniera che al momento di ritirarla, posta su un ferro incandescente, non si fonde prontamente come la cera, non tinge e non colora il ferro e dopo non si fissa al fuoco.

    Questi difetti e questi errori possono venire facilmente prevenuti, nonché corretti, se non hanno importanza troppo incidente e se vengono individuati per tempo. Ma tutto ciò esige la più grande maestria, i più singolari stratagemmi ed i trucchi della migliore abilità, tutte cosa che un artista esperto deve assolutamente conoscere e riconoscere.
    Elencherò adesso il più brevemente possibile tutti questi rimedi, allo scopo di piacere ai novizi ed ai discepoli. Pertanto, se noti uno o più di tali errori, puoi estrarre tutto il composto dal vaso, scioglierlo una seconda volta, imbeverlo, umettarlo, restituirgli la sua efficacia con l’acqua del suddetto mercurio, che i filosofi hanno anche chiamato latte di vergine, o latte, sangue e sudore della materia prima ed anche fonte inesauribile ed acqua di vita, che nonostante ciò, contiene dentro di sé il maggiore dei veleni. Dopodichè puoi cuocere nuovamente la materia per il tempo sufficiente affinché nient’altro si sublimi ed evapori, o perché la coagulazione e la fissazione si realizzino completamente, come è necessario in questa opera, secondo le nostre precedenti indicazioni. In quanto alla fermentazione ed alla moltiplicazione che seguiranno e del loro impiego, tratterò l’argomento nella terza parte.
    In fine, converrebbe dire qui qualcosa di più completo circa il tempo richiesto per l’opera, ovvero, quando e in quanto tempo si sviluppa ogni fase, sebbene questo non sia il luogo più adatto per poter precisare la durata. Infatti, i filosofi che abbiamo citato sono di avvisi differenti, dato che si può riscontrare, nei loro scritti, che uno ha ottenuto il risultato più tardi di un altro. Prima abbiamo posto la nostra attenzione sul fatto che in ogni cosa conveniva osservare la natura, in ragione del fatto che essa si manifesta in quelle cose. Se qualcuno si comporta così, se la osserva coscienziosamente e guarda sempre al giusto mezzo, allora egli potrà raggiungere la perfezione più rapidamente, grazie a tale agire.
    Ma io ti esorto e ti avverto: non devi oltrepassare, nei tuoi calcoli fuori dallo sviluppo della prima o dalla seconda opera, il segno X, punto medio o segnale, ma dividerlo esattamente e poi retrocederlo (retrogradarlo) con la metà del medesimo segno X, ovvero V, nella composizione dell’opera. Fatto ciò, se torni a congiungerlo di nuovo e conti esattamente la sua XX™ parte, potrai arrivare alla fine della tua opera secondo tal numero o tempo, a condizione che non sopravvenga nessun imprevisto. Appagati per un tale tempo. È  temerario da parte tua tentare di cercare il medesimo fine un po’ più rapidamente, poiché uno si può sbagliare sin da subito, perché una sola ora può ritardarti tutto di un mese o può farti guadagnare altrettanto temo se giungi all’obbiettivo. Perciò, è necessario che tu controlli bene il processo e che tu non voglia abbreviare con troppa ostinazione il calcolo, ma neppure allungarlo completamente, come è stato detto, poiché agendo così produrrai un aborto. Molti ricercatori, infatti, per la loro frenesia dovuta ad un falso calcolo o per via della loro inesperienza, non hanno ottenuto null’altro che un elisir inutile, anziché l’elisir sperato.
    Ho voluto dare a conoscenza dei figli della sapienza, o per lo meno ad un certo numero di essi, che questa magica essenza no si produce in poco tempo, affinché riflettano attentamente e maturino un giudizio più profondo sopra questo particolare.

    ENIGMA

    Ci sono sette città, tradizionalmente sette metalli, sette giorni, il numero sette.
    Ci sono sette lettere, sette parole in ordine, sette tempi e altrettanti spazi, sette erbe, sette arti e sette pietre preziose. Sei astuto se riesci a dividere sette per tre.
    Nessuno esigerà poi di precipitare la metà.
    Riassumendo, in questo numero tutte le cose sono in pace.


    IL PROCESSO DI TUTTA L’OPERA
    Si trova brevemente qui indicato

    Prima Operazione.
    Sciogli la materia, purificala in modo simile fa in modo che subito la cosa distillata si coaguli.
    Seconda Operazione.
    Unisci due cose, fai putrefare, annerisci poi e digerisci finché il tutto imbianchi grazie alla tua arte. Per finire, coagula, arrossa e fissa, poiché ciò è utile all’arte. Così ti trasformerai in un uomo illustre. Infine, fermentala nel suo globo (pallone di vetro o uovo di filosofi) e terminerai felicemente tutta l’opera dell’arte. Se allora la otterrai, come si conviene, una sola parte moltiplicherà rapidamente per migliaia di tue ricchezze.
    E in modo ancora più conciso.
    Cerca tre cose in una sola, poi cerca una cosa in tre, disciogli e sigilla e sarai più convinto dell’arte.

    ENIGMA IN CUI SI TROVA INDICATO,
    INOLTRE, IL PROCEDIMENTO

    Lo spirito è dato per un certo tempo al corpo, ma questo spirito, rallegrando l’anima, la purifica grazie all’arte. Se da subito lo spirito attrae verso di sé l’anima, nient’altro mai li separerà o dividerà. Allora, essi permangono nel numero di tre e stanno in luogo di uno solo, finché l’opera non abbia dissolto il suo nobile corpo.
    Esso si putrefà, muore e si separa dagli altri: ma col passar del tempo, lo spirito e l’anima si rassomigliano (ricercano) per via di un grande calore o fervore, così come quell’altro elemento che è pesante. Ecco il tutto, la perfezione è pronta e l’opera è glorificata fino al colmo della gioia.

    Figlio mio, dammi il tuo cuore
    e che i tuoi occhi si compiacciano
    delle mie vie.
    Proverbi, XXIII, 26.

    TERZA PARTE
    Chi sarà in grado di magnificarlo per quello che Egli realmente è? Noi non possiamo vedere che un piccolo numero delle sue opere ed altre più grandi ci restano celate.
    Il Signore ha realizzato tutto quello che c’è e Dio concede la sapienza a coloro che lo temono.
    (Ecclesiaste XLIII, 33)

    i filosofi non poterono consacrare un sufficiente numero di scritti a quest’arte suprema, a questa pietra geniale dei filosofi elevata alla desiderata perfezione che vado a terminare di descrive integralmente, né poterono fare degnante le sue lodi e proclamare la sua virtù, la sua efficacia, così come la sua ineffabile utilità. L’hanno considerata e celebrata come la più alta e grandiosa felicità riscontrabile su questa terra, senza la quale nessuna persona può ottenere la perfezione in questo mondo. Infatti, Morieno dice: «Colui che possiede questa pietra, possiede tutto e non ha mai bisogna di nessun altro aiuto. E questo perché in essa risiedono tutta la felicità temporale, tutta la salute e tutta la fortuna».
    Però elogiarono particolarmente questa pietra perché lo spirito e la potenza nascoste dentro di lei sono lo spirito della quintessenza che sta all’interno del mondo sublunare (letteralmente: che sta sotto il cerchio della luna, ndr): o meglio, del mondo che sostiene il cielo e determina il movimento del mare. Inoltre, fra tutti gli spiriti celesti, esso è lo spirito eletto, quello più mobile, il più nobile, il più puro, a cui tutti gli altri obbediscono come a un re. Dispensa agli uomini salute e prosperità, cura tutte le malattie, prodiga onori temporali e lunghissima vita ai devoti, ma condanna i malvagi che ne abusano con una pena eterna. Esso ha effettuato le sue prove in tutti i (tre) regni ed è stato scoperto perfetto ed infallibile. Per questo Ermete ed Aristotele lo dicono veritiero, senza menzogna, certezza assoluta, segreto dei segreti, virtù divina occulta agli sciocchi, ed ancor meglio, ultima perfezione visibile sotto il cielo, ed ammirabile finale o conclusione di tutti i lavori filosofici. Per tale motivo, alcuni filosofi devoti hanno sostenuto a pieno diritto che (il segreto) fu rivelato sin dai tempi del grande Adamo, il primo uomo, e che successivamente tutti i santi Patriarchi lo avevano cercato con eccezionale bramosia.
    È stato detto, in effetti, che Noé, che costruì l’arca, e Mosé, che eresse il tabernacolo e fabbricò i vasi d’oro, al pari di Salomone, che innalzò il tempio in onore di Dio e compì molte notabili opere, di ogni genere d’ornamento ed altre opere considerevoli, ottennero grazie alla pietra una lunga vita ed immense ricchezze.
    Inoltre, i filosofi hanno confessato che grazie alla pietra scoprirono le sette arti liberali ed ottennero col suo aiuto i mezzi di sussistenza ricercati. E Dio fece loro beneficio di ciò affinché eventualmente non fossero interrotti nei loro studi e nella ricerca della sapienza a causa della povertà, e perché non venissero ridicolizzati o presi in giro dai ricchi e dagli empi di questo mondo, per averli adulati o per aver loro rivelato, in cambio di soldi, l’arte ed i suoi segreti così come la loro sapienza, dopo essere stati costretti alla mendicità. Per di più, loro (i filosofi, ndr) poterono scrutare, grazie alla pietra, i grandi misteri occulti dei miracoli divini, e conobbero le immense ricchezze della gloria divina. In questo modo Dio desta e risveglia certi cuori per condurli verso la conoscenza. Ma non hanno cercato né desiderato di ottenere, grazie a questo tesoro di grandi ricchezze, il godimento dei beni temporali o il prestigio mondano; meglio, ricavarono tutto il loro diletto e tutta la loro gioia dalla contemplazione di miracoli occulti nelle creature. Di certo esaminarono ed osservarono le opere e le creature mirabili di Dio onnipotente in una maniera molto precisa, cui sono abituati, ahimè, gli uomini del secolo attuale. Questi ultimi non sono avvezzi a contemplarle in nessun altro modo che non sia quello delle vacche e dei buoi, e per di più ricercano questa nobile arte per pura avarizia, lussuria, orgoglio, per onori temprali e per voluttuosità, che è il peggiori dei deliri. Infatti, Dio non rivela certi doni come questi agli empi e a color che disprezzano il suo verbo, ma unicamente agli uomini che trascorrono la loro vita a questo mondo malvagio e impuro in pace ed onestà, unicamente a coloro che sono probi e che tendono la mano del soccorso al loro prossimo nel momento della necessità.
    Questo è quanto rivelano i seguenti versi del poeta:

    Quest’arte, che il mondo
    non può acquisire con l’oro,
    data è da Dio agli onesti ed ai probi.
    Se qualcosa conosce il volgo,
    non si tratta certo dell’opera.
    In vano l’empio qui ricerca la pietra.
    Colui che ammira silenziosamente questa cosa,
    abita dove vuole.
    Non teme alcun accidente, né ladro, né malanno.
    Ma poco numerosi sono gli uomini che possono
    ricevere questi sacri regali.
    Dio, che li tiene sul palmo della sua mano,
    li offrirà a chi preferisce.

    Altre cose inerenti l’azione, la virtù e l’utilità di quest’arte sono state scritte e pubblicate da altri scrittori. È così che hanno descritto il modo in cui, da questa pietra ben preparata e ridotta alla massima perfezione, si ricavi la medicina delle medicine, e come possa curare non solo tute le malattie come la gotta e la lebbra, ma anche come devolva la giovinezza e restituisca le forze perse ed il vigore primigenio alla gente caduca che ne faccia uso, e come rianimi e ristabilisca quelli che sono moribondi. Ciò nonostante, non avvicinerò quest’argomento nel mio trattato perché non sembri che voglia prescrivere, con simile elogio, un rimedio ai medici ed alla loro facoltà, dato che non sono in alcun modo medico. Ma lascio il compito di giudicare con cura e pronunciare la sentenza a colui che per la grazia divina possegga la cosa e sappia adoperarla in maniera conveniente. Tuttavia, per quello che riguarda le altre qualità della pietra ed il vantaggio ricavato dal suo impiego, aggiungerò qui alcune osservazioni fatte grazie all’esperienza visiva e quotidiana, cui io stesso ho preso direttamente parte col favore della divina clemenza.
    In primo luogo, non mi è possibile descrivere né esprimermi adeguatamente al merito della questione, visto che la cosa ha portato alla conoscenza di Dio ed ai miracoli della natura, che si sono manifestati grazie a quest’arte. L’uomo potrà, infatti, vedere nei suoi dettagli, così come in uno specchio, l’immagine della Santa Trinità in un’essenza divina indissolubile, e come si divida e rimanga tuttavia un solo Dio. Allo stesso tempo vedrà nella seconda persona della divinità (Cristo, ndr) ciò che concerne la contrazione (incorporazione, ndr) della carne umana, la natività, la passione, la morte e la resurrezione, così come l’esaltazione e l’eterna beatitudine che ha meritato con la sua morte per noi uomini, sue creature. Dopodiché vedrà cosa concerne la purificazione dal peccato originale e le tappe da percorrere, senza le quali il progetto e le azioni di ogni uomo, al pari delle sue opere, sono vane e contano poco o nulla.
    In definitiva, vedrà ogni articolo della fede cristiana e l’intera via che l’uomo deve seguire necessariamente attraverso peripezie, pericoli ed angustie, per rinascere, infine, ad una nuova vita, argomento questo che riprenderò in modo più esteso nella quarta parte del libro.
    In secondo luogo, per quanto riguarda l’utilità corporale e naturale che proviene dalla pietra, ho intenzione di indicare qui brevemente, al fine di mantenere la mia promessa, in che modo tutti i metalli imperfetti vengano trasmutati in metalli perfetti ed in oro brillante e puro per via della sua Tintura. Se la pietra o elisir, di cui abbiamo tanto parlato, è stata condotta fino a compimento desiderato e se adesso deve venire usata, come ho appena finito di dire, per tingere, è necessario per prima cosa farla fermentare e aumentare, operazione senza la quale non si potrà fare, se non con grande sforzo, una proiezione adeguata sugli altri metalli e sui corpi imperfetti con la sua tintura, a causa della sua sottilità.
    Per tale fatto è importante, in primo luogo, prendere una parte della medicina con tanta frequenza descritta ed aggiungere tre parti del miglior oro, fuso e purificato con antimonio e ridotto in tre piccole lamine. Che essi si fondano insieme nel crogiolo secondo abitudine. Fatto ciò, tutto il composto si trasforma in una tintura pura ed efficace, di modo che una parte di questa tintura è capace infine di tingere mille parti di metallo semplice e trasmutarle in oro.
    Nota: quanto più puri e prossimi alla materia sono i metalli, tanto più facilmente la tintura li assume, la moltiplicazione è di qualità migliore e si realizza con maggiore facilità. Infatti, tutto ciò che qui dovesse trovare impuro, senza possedere le qualità richieste, viene totalmente respinto come scoria. L’aumento qualitativo e la trasmutazione si possono realizzare con pietre preziose che non presentino alcun difetto, allo stesso modo che con metalli imperfetti. Il cristallo può essere tinto e può venire paragonato in fine alle pietre più nobili e preziose. Molte altre cose, comunque, si potrebbero realizzare grazie a questo mezzo, ma non devono essere assolutamente rivelate al mondo empio. I filosofi che abbiamo citato molte volte, come oggi tutti i veri cristiani, a cui Dio tre volte grande e buono ha concesso quest’arte e che ha gratificato con la sua ricchezza, prenderanno, in questo magistero, cose tanto eccellenti ed altre del medesimo genere per ciò che c’è di più vile ed inferiore. Infatti, esse devono essere considerate un nonnulla in relazione alla conoscenza prima delle meraviglie celesti.
    Sai, a dire il vero colui al quale l’Altissimo ha concesso, per sua grande clemenza, questo dono, di per sé apprezza, al cospetto dei beni celesti, tutto l’argento e tutte le ricchezze di questa terra come se fossero spazzatura e fango adatte a ricoprire le piazze pubbliche. Con tutto il suo cuore e tutto il suo desiderio, egli cerca di contemplare in modo celestiale e, per tutta verità, nella vita eterna ciò che quaggiù gli è apparso in forma terrestre e figurata, e si sforza di sfruttarlo. Così bene testimonia il fatto re Salomone, quando dice (Sapienza, VII, 8 e 9): «Ho stimato e preferito la Sapienza ai regni ed ai troni, mercurio è stato più prezioso che tutte le ricchezze. Non l’ho eguagliata alle pietre preziose poiché tutto l’oro, da parte sua, non è nulla più che un po’ di sabbia, e l’argento, paragonato ad essa (la sapienza, ndr) deve venire reputata fanghiglia». Perciò quelli che cercano quest’arte per gli onori temporali, piaceri e ricchezze che devono sgorgare da essa, sono dichiarati e considerati più pazzi dei pazzi stessi. Mai potrà loro toccare in sorte ciò che cercano con tanto dispendio di tempo, con spese così grandi, con tanto sforzo e fastidio, ed è per questo che tormentano così tanto il loro cuore, la loro anima e tutti i loro pensieri. Per questa ragione i filosofi non hanno provato altro che disprezzo per le ricchezze temporali, non perché fossero malvagie in se stesse, visto che sono lodate grandemente da Mosè nel capitolo II della Genesi ed in molti altri passi delle Sacre Scritture, come cose preziose ed eccellenti doni di Dio, ma a causa del cattivo utilizzo che si fa di esse, ed è certo che questo costituisca un ostacolo rilevante per gli uomini che vogliano raggiungere il bene giusto e veritiero e che facciano confondere tutti gli altri, che per altro modo sarebbe giusto in questo mondo. Questo è ciò che esposto, con grazia, anche il grande Marcello Pallingenio Stellato, nel suo poema intitolato lo Zodiaco della Vita. Sotto il segno del Sagittario ha descritto la detestabile avarizia e lì adesso vogliamo rimetterci alla parola del benevolo lettore. Lì si può notare e dedurre che quest’uomo illustre, visto che veramente possedeva questo dono, come viene evidenziato nel suo Zodiaco della Natura, ha considerato di poco conto, in riferimento alla virtù, ed ha disprezzato l’oro e l’argento, che non sono niente di più che beni temporali.
    Per tale fatto, tutti, come già si è ricordato, collocarono la conoscenza e la sapienza delle cose celesti molto più in alto delle cose terrestri e caduche. Durante il corso della loro vita, i filosofi tennero ben in vista, in tutte le loro azioni, unicamente il risultato e lo scopo fino al punto che, grazie a questo comportamento, poterono crearsi un nome immortale e ricevere lodi perpetue. Ciò è quello che viene insegnato dal saggio Salomone nei suoi proverbi, quando dice (Proverbi, XVI, 16): «Acquisisci la sapienza perché è migliore dell’oro, e l’intelligenza è più preziosa dell’argento». E più avanti dice (Proverbi, XXII, 1): «Il buon nome è migliore di ogni grande ricchezza, e l’arte è migliore dell’oro e dell’argento». Il Siracide, uomo saggio, propone la seguente esortazione (Ecclesiaste, XLI, 12): «Abbi molta attenzione del tuo nome, poiché così ti durerà molto più che mille grandi tesori d’oro».
    Come è già emerso, i filosofi non hanno potuto glorificare e celebrare sufficientemente questa pietra, per tutte le sue virtù differenti che scaturiscono da questa filosofia della pietra. Perciò riunirono nei loro scritti tutto ciò che concerne lo studio e la pratica, in modo che dopo di loro si possa tramandare l’arte, trasmettere la saggezza e che si possa, in futuro, adattarsi al suo insegnamento. Ma per gli ignoranti tutto resta oscuro, nebuloso, difficile da comprendere, cosa di cui si lamenta vivamente Salomone nei suoi Proverbi, all’inizio del capito VI, proprio lui che esorta gli uomini a ricercare la sapienza con la maggior attenzione, dicendo: «Figlio mio, mantieni un comportamento umile, poiché questo è meglio di tutto ciò per cui il mondo ti tenta. Quanto più grande sei, tanto più fatti umile, ed il Signore ti colmerà di favori, poiché il Signore è l’Altissimo ed ha disposto grandi cose per gli umili» (Ecclesiaste, III, 17).
    QUARTA PARTE
    Aprirò la bocca per dire parabole
    e rivelerò i segreti occulti
    sin dall’inizio del mondo.
    (Salmo LXXVIII, 2 e Matteo XIII, 34)

    Quando Dio onnipotente volle rivelare a genere umano qualche segreto molto singolare concernente i suoi misteri ammirabili, sublimi e celesti per mezzo della sua divina voce, lo fece, molto frequentemente, in modo allegorico. Quelle parabole, da noi conosciute durante il corso di questa vita terrestre, ci si parano tutti i giorni davanti agli occhi come immagini proposte. Per esempio, quando Dio, nel capitolo III della Genesi, dopo la caduta di Adamo dal Paradiso terrestre, volle indicargli la sua pena mortale, la morte corporale, e le diede significato preciso tramite questo insegnamento: ‘Se la terra di per sé non possedeva nessun tipo di vita e visto che lui (Adamo) senza dubbio fu creato e formato di questa stessa terra, per questa ragione doveva ritornare simile ad essa’.
    Nei capitoli XV e XXII della Genesi, Dio, volendo mostrare ad Abramo la moltiplicazione del seme e dei suoi discendenti, gli mostrò come immagini di riferimento le stelle nel cielo, la sabbia del mare e la polvere della terra. Lo stesso fece nel momento in cui volle annunciare certe cose straordinarie al popolo d’Israele per voce dei profeti; mandò ad esporre e dimostrare loro raffigurazioni tipiche, gradevoli e seducenti. In seguito, lo stesso Cristo, voce e fondamento della verità, fece la medesima cosa nel suo Testamento: ci espose tutte le cose tramite le parabole, soprattutto affinché la sua dottrina venisse compresa in modo migliore. Per indicarci la beatitudine suprema, vedi, il suo Verbo divino ed il Vangelo, Egli utilizza la simbologia della semenza buona e cattiva, la zizzania, che nemica era sembrata nel campo da coltivare; ma utilizza anche il tesoro occulto, la perla, il chicco di grano, il chicco di senape, il lievito etc.
    Ugualmente, come figura del Regno dei Cieli, ci racconta la parabola dell’Ultima Cena e delle nozze del Re. Egli paragona la Chiesa Cristiana Universale e la sua istituzione ad una vigna, ad un Re esigente dei rapporti del suo visir; fa uso della similitudine del nobile uomo distributore dei suoi beni ai suoi ministri (buon samaritano, ndr), della pecora e dei buoi smarriti, del figlio perduto (figliol prodigo, ndr), e sempre allo stesso modo nelle altre parabole.
    Questi simboli e similitudini non ci furono donate per altro scopo che facilitarci la comprensione e l’immaginazione delle cose celesti, tanto difficili da assimilare a causa della imbecillità umana. Ma soprattutto, forse che Dio eterno non doveva proporci in una certa figura corporale il più grande dei beni, ovvero, suo Figlio, nostro Signore e Conservatore, cioè Gesù Cristo, che liberò tutto il genere umano dalla morte terna e che grazie alla sua obbedienza ed ai suoi meriti ristabilì il regno dei cieli? Non è difficile da comprendere questo grande mistero di Dio onnipotente: “Che i cieli inviino la rugiada e che le nubi piovano alla giusta misura, che la terra si apra, si ricopra di vegetazione e produca il Salvatore”.
    Tutto ciò ci è stato segnalato nell’Antico Testamento ed in altri luoghi tramite taluni esempi, come il sacrificio di Isacco, la scala di Giacobbe, la vendita e l’ammirabile stabilimento di Giuseppe, il serpente bronzeo, Sansone, Davide e Giona. Ma Dio onnipotente ha soprattutto mostrato a noi uomini, anticipatamente e abbondantemente, un bene tanto elevato e tanto celeste, tramite una cosa tanto mirabile e nonostante tutto nascosta nel grande libro della Natura; una cosa che produsse la luce del giorno affinché noi potessimo, del resto, avere una rappresentazione originale ed anche una certa comprensione, visibile e corporale, di questi beni e doni celesti. Nel suo Verbo ci propone un certo oggetto terrestre e materiale quando ci dice, per bocca del profeta Isaia: «Ecco che pongo a Sion una pietra angolare, una pietra d’indizio e le cui basi sono saldissime: colui che si appoggi ad essa non dovrà fuggire». E David, il profeta regale, ci dice tramite lo Spirito di Dio: «La pietra rifiutata dagli architetti è tornata pietra angolare, è un’opera del Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi». E lo stesso cristo, chiamato oggi Pietra Angolare, ci offre un consiglio con questa immagine, dicendoci: «Non avete letto nella Scrittura che la pietra rifiutata dagli architetti si è trasformata in pietra angolare? È l’opera del Signore ed una meraviglia per i nostri occhi, colui che cada su di essa sarà un fallito, e quello su cui essa cada verrà schiacciato». È esattamente ciò che ripetono nelle loro lettere San Pietro e San Paolo nella medesima forma, invariabilmente.
    Già dall’inizio del mondo, gli Ancestrali, i santi Patriarchi e dopo di loro gli uomini illuminati da Dio, attesero con tutta la forza del loro desiderio questa pietra provata, benedetta e celeste: Gesù Cristo; tutte le loro più ardenti preghiere erano rivolte affinché Dio si degnasse di comunicare loro, anche a loro, il Cristo sottoforma corporale e visibile. Pertanto, se lo conobbero secondo giustizia e nello Spirito e lo seguirono, si dilettarono per tutta la loro vita ed anche di più, in mezzo ai pericoli si poterono appoggiare a questo invisibile pilastro. Questa pietra celeste e benedetta Dio l’ha data a tutto il genere umano, ai ricchi come ai poveri, senza favoritismi da e per nessuno. Nonostante ciò, sebbene poca gente abbia potuto scoprirla e comprenderla dal principio fino ai nostri giorni, essa sussiste nel tempo, sempre celata, come significativa pietra dell’errore e dello scandalo per la maggior parte degli esseri umani. Forse che Elia non ha profetizzato su essa dicendo: «Essa sarà pietra d’imbroglio e pietra dello scandalo, sarà occasione di caduta e trappola in cui molti si getteranno senza criterio, cadranno, falliranno e rimarranno coinvolti ed intrappolati»?inoltre essa è ciò che vide in spirito il vecchio padre Simeone, quando parlo in questo modo a Maria, madre della pietra celeste ed angolare: «In verità, in verità. Sarà possibilità di caduta e di resurrezione per molte persone d’Israele, e sarà segno di contraddizione». Anche san Paolo offre le medesima testimonianza quando dice: «Si sono imbattuti nella pietra erronea e dello scandalo, ma colui che creerà grazie ad essa non sarà confuso». E san Pietro dice la stessa cosa nella sua lettera: «Questa pietra è preziosa per i credenti, ma per chi non crede è una pietra inutile e d’imbroglio, un ostacolo per quelli che inciampano nelle parole, non credendo in essa, sulla quale sempre si trovano».
    Pertanto, come potrà questa pietra, che abbiamo chiamato benedetta, preziosa e celeste, armonizzarsi con la pietra corporale e filosofica così artificialmente artefatta, questa pietra terrestre di cui tanto abbiamo parlato più su? Questo dimostrerà quello: metteremo in parallelo la descrizione di ognuna delle due e le paragoneremo l’una con l’altra. Di qui si conoscerà in maniera convincente e si vedrà come la vera pietra filosofica terrestre venga ad essere il modello e si armonizzi, comunque la si guardi, con la vera pietra celeste e spirituale, Gesù Cristo, la quale ci viene proposta da Dio in modo corporale e ci viene indicata dapprima in un aspetto visibile.
    Fondamentalmente, nel medesimo modo, all’interno della vera conoscenza della prima materia della pietra filosofica terrestre di cui sopra (e questa materia prima deve essere considerata come principale ed occulta nel segreto maggiore) a quelli che la preparano e si sforzano per questo fine, aspettandola in questa vita temporale, importa soprattutto tutta la felicità che Dio ha preparato per noi nell’eternità dei tempi, e quelli che sono occupati allo stesso tempo nella ricerca dell’eterna pietra celeste (che è la unità-trinità dell’essenza indissolubile del Dio giusto, veritiero e vivente, creatore del cielo e della terra) sono interessati ad imparare comunque molto. Per questo noialtri consigliamo di studiare bene la prima parte di questo trattato e conoscere la Natura Universale in tutte le sue proprietà. Senza questa conoscenza, d’altro canto, è vano e temerario che qualcuno si tuffi in quest’opera. In effetti, l’uomo che vuole raggiungere questo bene supremo deve conoscere rettamente, più che tutto il resto, Dio innanzitutto e subito dopo se stesso; questo è quanto: chi siamo, da dove traiamo la nostra origine, perché siamo stati creati e quanto prossimi a Dio noialtri siamo. Questo va considerato e celebrato in verità come la maggiore di tutte le conoscenze, senza la quale non si raggiungerà la suddetta felicità se non in maniera difficilissima, per non dire impossibile.
    Ma dove e come è possibile incontrare, riconoscere e ricevere la sapienza di un dono tanto grande? Ugualmente alla pietra filosofica terrestre, che secondo la sua descrizione sta nell’uno ed nel due e si ritrova da ogni parte, allo stesso modo la conoscenza di questa Pietra Celeste deve stare nell’uno, per il fatto che sono due. È necessario ricercarla in maniera comparata, cioè nel Verbo eterno di Dio e nella divina Santa Scrittura, l’Antico ed il Nuovo Testamento. Questa pietra giusta, celeste, fondamentale ed angolare deve essere cercata e scrutata unicamente e solamente in quei libri. Così, Dio Padre ci mostra il suo Verbo, come se ce lo indicasse con il dito, nella glorificazione del monte Tabor, quando dice: «Questo è il mio beneamato Figlio, dategli ascolto». Proprio allo stesso modo, anche Cristo, verbo essenziale ed esterno di Dio, ci offre questo consiglio giusto quando si esprime, con le parole di san Giovanni: «Io sono la via, la verità e la vita, nessuno salirà dal Padre se non grazie a me, ovvero grazie alla santa scrittura o alla testimonianza infallibile del verbo divino». Ed anche Isaia afferma: «Alla legge ed alla testimonianza!».
    Ed il Cristo, chiamato proprio da san Giovanni pietra angolare, denuncia ed accusa le medesima cosa quando dice: «Osservate minuziosamente le scritture per credere ed incontrare la vita, perché esse danno testimonianza di me». Ed anche David, molto tempo prima, confessò la stessa cosa quando disse: «Mi diletto, mio Signore, nelle tue testimonianze, poiché esse sono le mie consigliere; il tuo verbo, Signore, è una lampada davanti ai miei passi, e mi rallegro di più per tutta la lunghezza della via delle tue testimonianze che in tutte le ricchezze – ed aggiunge – Io considero le tue vie e proseguo secondo le tue testimonianze».
    Pertanto, in che passo della Santa Scrittura è stata collocata la materia prima di questa pietra o essenza celeste? Questo è quanto ci viene espresso e fondamentalmente dimostrato di per sé in molto passi e che ci viene posto sott’occhio, cosa che soprattutto accade in Michele (Miqueas): «E la sua origine proviene dai tempi più antichi, dai giorni dell’eternità». E proprio lui, pietra angolare, offre le stessa testimonianza; ai giudei che gli chiedevano chi lui fosse, egli rispose: «Il principio che vi parla». E un po’ dopo apostrofa i giudei dicendo loro: «In verità, in verità vi dico che io già esistevo prima che venisse Abramo». Da queste testimonianze segue irrefutabilmente che la pietra mai ebbe nessun altro inizio, ma che il suo primo Essere era l’eternità e che doveva rimanere in eterno, senza fine.
    Sebbene questa conoscenza non consista in null’altro che nel verbo di Dio nell’Antico e Nuovo Testamento, da cui emerge e si comprende bene, non per questo tralascerò di indicare al ricercatore che è necessario dispensare nell’opera un’estrema diligenza. Infatti, colui che sbagliasse nella conoscenza di questo principio o che si avvicinasse alla cosa in maniera sinistra, comincerebbe poi il suo lavoro vanamente. Perciò, ognuno deve mettersi rettamente alla prova e studiarsi all’interno della giustizia di una retta e dorata comprensione, nella separazione del Verbo. C’è bisogno di aprire bene gli occhi (cerca di capirmi: quelli dello spirito e dell’anima), di contemplare con sguardo penetrante e di riconoscere, grazie alla luce eterna, tutto ciò che Dio animò (incendio) in principio nella natura e nel nostro cuore.
    Colui che si sforzi di raggiungere la pietra unicamente per via dei suoi sensi esteriori e corporali (cioè secondo il senso letterale) e senza l’aiuto dell’occhio interno e della luce divina, costui, senza dubbio, confonderà Saul con Paolo, scegliendo così di dedicarsi ad un sentiero erroneo e ad una comprensione sbagliata. Così come questo mistero è celato a migliaia di uomini nella descrizione della pietra terrestre, ugualmente la conoscenza della pietra celeste si presenta ai nostri occhi tutti i giorni in ciò che possiede di più sublime e poderoso. Tuttavia la nostra ignoranza non deve essere imputata all’oscurità delle parole o degli scritti, poiché le une e gli altri sono ben fondati, ma piuttosto (deve essere imputata) al nostro occhio, che nell’uomo è falso (falsificatore). È lo stesso Cristo a dircelo: «L’occhio è la luce del corpo, se il tuo occhio è malvagio anche il tuo corpo sarà oscuro e tenebroso, e se ti capiterà questo la luce sarà tenebra dentro di te – e proseguendo – Ecco che il regno dei cieli sta dentro di voi». Sembra chiaro, quindi, che nell’uomo la conoscenza della luce non debba provenire dall’esterno, ma dall’interno, come testimonia la Santa Scrittura già citata più volte.
    Per via della nostra imbecillità, l’oggetto esterno, come abitualmente si dice, o la parola scritta devono essere avvalorate dalla luce interiore della grazia inseminata e concessa da Dio sugli altari della testimonianza. Ugualmente, il verbo ascoltato per via orale è un invito, un aiuto intermediario per stimolare questa luce. Per esempio, se, dopo aver posto davanti a te un tavolo bianco ed uno nero, io ti chiedessi qual è il banco e qual è il nero, essendo questi tavoli oggetti muti e nudi, difficilmente potresti risolvere la questione se sin da prima non esistesse dentro di te il concetto di quei colori. Questa conoscenza trova la sua origine non in quei tavoli, che sono muti e morti e non possono conoscere niente di per loro, ma dentro le tue proprie conoscenze, innate e praticate in te con cadenza quotidiana.
    Come prima abbiamo detto, gli oggetti, mettendo in movimento i nostri sensi, offrono un supporto alla conoscenza, ma non ci permettono in alcun modo di accedere alla conoscenza stessa; l’esteriorità fa sorgere la conoscenza dall’interiorità del soggetto conoscente, esercitando così il suo giudizio nella scienza dei colori. Ugualmente, se ti chiedessi il modo di estrarre il fuoco materiale ed esterno, ovvero la luce, da una pietra in cui questo fuoco o luce si trova imprigionato, non dovresti introdurre nella pietra questa luce occulta, ma piuttosto dovresti, cosa migliore, muovere ed attivare questo fuoco occulto con un anello conveniente che necessariamente dovresti possedere. Pertanto, devi far nascere e manifestare fuori dalla pietra questo fuoco che in seguito estenderai e soffierai su di una buona materia infiammabile preparata per tale effetto, senza la quale sarebbe forzato a spegnersi immediatamente ed a svanire nuovamente. Dopodiché potrai disporre di un fuoco brillante con cui ti sarà possibile realizzare quello che vuoi, secondo tuo desiderio, per tutto il tempo che lo manterrai e lo conserverai. Alla stessa maniera questa luce divina e celeste, nascosta nel suo nome, deve muoversi, come prima abbiamo detto, non dall’esterno all’interno, ma manifestarsi esteriormente uscendo da una certa cosa.
    Così, sin dal principio, essa può essere ispirata da Dio stesso, accendersi e diventare splendente, in primo luogo tramite la fede e poi tramite i mezzi che si interpongono, ovvero gli aiuti, come la lettura, l’ascolto, l’esortazione, che ci vengono apportati dallo Spirito Santo che Cristo ha restaurato per noialtri e che ha promesso di trasmetterci in un cuore oscuro e tetro ma candido allo stesso tempo, come se fosse fatto di una certa materia infiammabile. Così Dio può lavorare ed operare all’interno di questo cuore, e per di più Egli desidera abitare nel cuore dei credenti e nella luce inaccessibile. Sebbene nessun uomo abbia mai visto Dio con i suoi occhi corporali ed esteriori, ne si possa vedere, Egli tuttavia può essere visto, grazie agli occhi interiori del cuore, una volta distinto e riconosciuto. Questa luce chiara invia il suo splendore al mondo intero, illumina tutti gli uomini per tutti i giorni della loro vita senza distinzione, ma purtroppo il mondo, a causa della sua natura corrotta e depravata non la vede in modo corretto e per di più tende volontariamente ad ignorarla. Per questa ragione nel mondo ci sono tante strade fasulle e tante opinioni perniciose.
    È necessario considerare, notare ed osservare bene questo: non è senza ragione o per semplice caso che Dio dia all’uomo, nella parte superiore del suo corpo, due occhi e due orecchie. Egli ha voluto indicarci, con questo gesto, che l’uomo deve necessariamente apprendere ed osservare per mezzo di una vista doppia e di un doppio udito, cioè uno esterno e l’altro interno. Pertanto, l’uomo deve giudicare le cose spirituali con il senso interno, senza dimenticare di attribuire al senso esterno la parte che gli conviene. Questa distinzione deve inoltre essere considerata con massima attenzione nel verbo dello Spirito e della parola. Perciò anche io, incidentalmente, ho voluto indicare tutto ciò ai più semplici affinché siano informati meglio sin da ora, e perché possano raggiungere una conoscenza migliore e più facile della pietra trina-una, cuspide di tutti questi misteri.
    La materia della pietra terrestre è davvero sottostimata nel mondo, non viene considerata per nulla ed quasi universalmente schivata. Anche il Cristo, eterno Verbo del Padre, gioia nobilissima e pietra celeste trina-una provata, viene vilipeso dalla gran parte degli uomini di questo mondo. Viene rifiutato dai nostri occhi e per di più, parlando per verità, non c’è nulla, per così dire, che sia più indegno, più vile e più abbietto del Verbo di Dio, il medesimo Salvatore. Per questo i saggi di questo mondo lo considerano soprattutto una pazzia. E non solo viene stimato senza alcun valore e totalmente disprezzato, ma anche esiliato, proscritto e condannato come un’eresia; una tale bestemmia e la maggiore delle pene per un uomo penitente. È necessario che tutti i credenti si temprino secondo giustizia, e che le testimonianze di cui abbiamo parlato prima siano confermate come conviene. È la stessa cosa che ci riporta Giovanni, quando dice: «Egli – ovvero il Verbo – era al mondo ed il mondo non lo riconobbe; venne verso casa Sua ed i suoi non lo ricevettero».
    I filosofi hanno dato un gran numero di nomi a questo Acquario dei Saggi, corporale e terrestre, dall’efficacia e virtù insondabili, ugualmente alla sua materia. Lo hanno designato anche con quest’espressione unica: Potere e Luce, Numen et Lumen, della cui azione ed onnipotenza non si possono seguire le tracce. Anche la Sacra Scrittura gli da un gran numero di nomi ed attributi differenti.
    Relazioniamo adesso in ordine i principali fra questi nomi provenienti dall’una e dall’altra fonte. La si chiama Pietra molto antica dei Filosofi, occulta o ignorata, naturale, comprensibile, celeste, benedetta o Pietra consacrata dei Saggi. È detta veritiera, senza menzogna, certa e verissima, segreto di tutti i segreti, divina, nascosta agli sciocchi, virtù ed efficacia suprema che possa essere vista nel mondo sublunare, epilogo mirabile o conclusione di tutte le opere filosofiche. Inoltre la si chiama perfetta ed idonea comparazione di tutti gli elementi, corpo incorruttibile che non può venire alterato da nessun altro elemento. Soprattutto  le si da il nome di quintessenza, Mercurio doppio e vivificante che possiede dentro di sé lo spirito celeste, salute per tutti i metalli malati ed imperfetti, luce eterna, Medicina suprema di ogni malattia, nobile Fenice, tesoro supremo e nobilissimo o bene supremo della natura, pietra universale trina-una, congiunzione di tre nature per via naturale e tuttavia unica, sebbene sia generata e composta in modo perfetta da uno, due, tre, quattro e cinque. Inoltre la si chiama Magnesia Cattolica, o sperma del mondo, e con tutti i nomi ed i titoli di questo genere che si possano riscoprire fra i Filosofi. Tutti, certamente e non in modo intempestivo, hanno potuto venire contati universalmente e compresi nel numero supremo e perfettissimo, ovvero il numero mille.
    Affermo poi che la stessa identica cosa accade per questa pietra Filosofica terrestre  e per la sua materia che possiede mille nomi differenti e distinti, e per conseguenza si dice mirabile. Ma tutti questi attributi e nomi di cui si è detto possono essere a maggiore ragione attribuiti a Dio onnipotente ed al Bene Supremo, perché Dio col suo Verbo, suo Figlio eterno giusto e prezioso, è inoltre la una pietra provata, angolare e fondamentale. È la pietra rifiutata e prescritta dagli architetti. È veritiera, antica ed anzi antichissima. Ci fu già durante tutta l’eternità e molto prima che i fondamenti del mondo venissero posti. È il Dio giusto, occulto, sconosciuto, soprannaturale, incomprensibile, celeste, benedetto, oggetto di tutte le lodi, unico salvatore e Dio di tutti gli dei. È certo e vero e non può mai mentire. È la medesima certezza e fa ciò che gli piace secondo la sua buona volontà; solo egli è poderoso, assolutamente nascosto in cui riposano celati tutti i misteri e tesori della Sapienza.
    Egli la sola virtù divina onnipotente, occulta ed ignorata tanto dagli sciocchi quanto dai saggi di questo mondo. È il giusto accordo, unico e perfetto, di tutti gli elementi; da lui, con lui e per lui tutte le cose vengono ad esistere. La sua essenza è incorruttibile. Non può venire sciolta né separata da nessun altro elemento. È la quintessenza, essenza di tutte le essenze sebbene non sia nessuna di esse in particolare. Esso è il giusto e veritiero Mercurio doppio o Gigante dalla doppia sostanza.
    Come recita un inno a lui dedicato, per la sua natura talvolta esso è Dio, uomo, eroe, etc. possiede in sé lo spirito celeste che lo vivifica in tutto, è la vita stessa. È il Salvatore unico e perfetto dei corpi imperfetti e degli uomini, il vero medico celeste dell’anima, la luce eterna che illumina tutti gli uomini. Essa è una medicina suprema per tutte le malattie e la vera Panacea spirituale. È la nobile Fenice che rigenera e vivifica col suo sangue i suoi piccoli, feriti ed uccisi dal vecchio serpente, il Diavolo. In fine, essa è il tesoro supremo, il supremo bene nel cielo e sulla terra.
    È una scienza universale trina-una, chiamata Jehova, sorta dall’uno, una divina essenza, dal due, Dio e l’uomo, dal tre, tre persone, dal quattro, tre persone ed una divina essenza, dal cinque, tre persone e due essenze, cioè una è divina ed una umana.
    Inoltre Dio è la vera Magnesia Cattolica o sperma cattolico del mondo, da cui per cui ed in cui tutte le creature celesti e terrestri ricevono l’essenza, il movimento, l’origine. Infine, è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine, come dice il Signore, colui che è, che era e che diviene, l’Onnipotente.
    Ma in verità, nell’opera filosofica non basta solamente conoscere la materia, sapere che è un’essenza trina-una ed aver compreso le sue qualità e proprietà, ma si deve anche sapere come acquisirla ed impiegarla. Questo non si può fare, come già abbiamo detto, se non dissolviamo queste tre cose, purificandole al fine di estirpare la loro ombra fumosa e la loro essenza grossolana, le quali oscurano questa materia e ce la presentano in un aspetto informe ed inumano. Dopodiché, dobbiamo estrarre, per mezzo di una sublimazione ulteriore e dell’acqua marina rilucente di fuoco, cattolica e gioviale, il suo cuore e la sua anima occulta e ridurla ad una certa essenza corporale. Allo stesso modo, non possiamo conoscere questa divina essenza trina-una, chiamata Jehova, se prima non la sciogliamo e la facciamo putrefare, se non l’abbiamo denudata dal suo velo mosaico e dal suo aspetto collerico (o colerico) che per noi è un grande impedimento della natura ed uno spavento. Poi, per un’ulteriore illuminazione divina, dobbiamo estrarle il suo cuore e la sua anima interna e celata, cioè suo Figlio che è Cristo, e questo si fa con l’operazione ed il soccorso dello Spirito Santo, purificando i nostri cuori cos’ì come farebbe un’acqua pura, illuminandoli come un fuoco divino, riempiendoli e rigenerandoli di un’allegra e dolce consolazione. Così, il Dio della collera ti apparirà calmato, pacificato.
    Nell’opera filosofica ti conviene, pertanto, sciogliere la materia nei suoi tre principi o parti, poi congelarla nel suo proprio sale e ridurla ad un0unica essenza che solo allora è chiamata Sale della Sapienza. Alla stessa maniera, Dio ed il suo cuore, che è figlio del padre, devono necessariamente essere uniti nel proprio sale, similmente stabilito in Dio da un modo essenziale, ma è necessario riconoscerli come un solo Dio e non credere che siano due, o reputarli nel numero di tre Dei o essenze differenti. Perciò, se avari conosciuto Dio attraverso suo Figlio in questo modo, se dopo li avrai tutti separati nuovamente, se li congiungerai con lo spirito della divina sapienza e con il vincolo della carità, allora Dio invisibile e sconosciuto ti si manifesterà a partire da quel momento, e ti sarà conoscibile ed intelligibile. Già la situazione sarà di versa da prima, poiché non è più inumano e collerico; ti si presenterà in un aspetto molto dolce ed umano, lasciandosi toccare, conoscere e vedere. È così che Dio, prima che suo Figlio venga formato ed immaginato dentro di noi, è un Dio terribile e un fuoco cauterizzante. Ma non devi mai considerare questa conoscenza della essenza trina-una come se fosse sufficiente e perfetta se tu non progredisci e cresci in un sapere, molto più profondo, riguardo tutto ciò che la concerne, soprattutto in merito al suo cuore.
    Abbiamo già detto che se nell’opera filosofica la preparazione del soggetto non viene stilata più da lontano, questa ti si presenterà i modo più pregiudiziale che benefico per l’ottenimento della medicina corporale. E lo stesso accade con Cristo: se ancora non lo conosci perfettamente ed in maniera decisamente migliore, ti sarà appena utile come medicina per l’anima e per di più, in senso contrario, ti potrebbe portare alla dannazione. Perciò, se proprio vuoi partecipare di Lui, dei suoi doni celesti e dei suoi tesori, sfruttandoli ed utilizzandoli per la beatitudine, devi progredire nella sua conoscenza personale e non riconoscerlo ne immaginarlo solo ed unicamente come Dio, ma piuttosto aspettare che si sia compiuto perfettamente il tempo segnalato in cui riceve questo incremento (miglioramento), che fa di Lui Dio ed uomo al contempo, e per di più figlio dell’uomo.
    In seno all’opera filosofica, se la si vuole portare a buon fine e giungere alla tintura che perfezione tutti gli altri metalli semplici, è indiscutibile che si debba aggiungere alla prima materia un certo corpo metallico molto dignitoso, e con quello, che è vicinissimo a questa materia prima, molto desiderato ed amato de essa, unirli e ridurli ad un solo corpo (vetriolo doppio, rebis?). anche all’opera teologica, se vogliamo godere dei suoi frutti e partecipare della sua natura, è necessario aggiungere alla natura divina del figlio di Dio, altro corpo quasi metallico, la carne ed il sangue, l’umanità o natura umana, creata a sua immagine, la più elevata cima della dignità fra tutte le creazioni di Dio, per di più prossimo a questa natura divina. È dunque necessario unirli e ridurli entrambi ad un preciso corpo indissolubile.
    Ma nella prefigurazione dell’opera Filosofica, così come abbiamo notato ed osservato, il corpo volgare dell’oro non è del tutto conveniente all’opera stessa. Le sue imperfezioni ed i suoi ulteriori difetti, molto numerosi, che lo macchiano di colpevolezza, lo rendono completamente inutile. Pertanto bisogna stimarlo e considerarlo morto del tutto. Un altro è il corpo che bisogna prendere, puro, chiaro, senza mescolanza, senza impurità ne difetti, che mai sia stato falsificato dall’inganno e neppure debilitato dal suo zolfo interiore. Allo stesso modo, non è la natura umana volgare, concepita nei peccati, macchiata dal peccato originale e dai peccati che si compiono quotidianamente, falsata e contaminata inoltre per puro destino da malattie preternaturali che ricoprono il genere umano, non è quella natura che dobbiamo cercare e che deve incorporare l’essenza divina del Figlio di Dio, o che bisogna accettare, ma al contrario una natura umana senza macchia, pura, perfetta e priva di peccati.
    In effetti, se l’Adamo terrestre, prima della caduta, sebbene non fosse più che una creatura, era senza peccato al pari dell’uomo santo e perfetto, cosa pensare allora di questo Adamo celeste che porta dentro di sé il Figlio unico di Dio?
    Gesù Cristo, eterna pietra celeste, fondamentale ed angolare, si descrive in fine allo stesso modo che la Pietra Filosofica in quanto alle sue due nature ammirabili, alla sua concezione, alla sua nascita, rimanendo comunque Lui stesso insondabile in quanto alle sue nature e proprietà. In tutta l’eternità, per via della sua divinità egli è sorto dalla sola essenza divina di suo Padre celeste ed eterno. Vero Dio, o meglio vero figlio di Dio, da cui è uscito, secondo la Scrittura, sin dall’inizio e dall’eternità. Ma nella sua umanità Egli è nato uomo vero e perfetto, con un corpo ed un’anima, senza peccato ne difetto, quando fu compiuto nella temporalità, come dice la Scrittura, divenendo da allora individuale, personale, di un’essenza Teandrica, cioè vero Dio e vero uomo in una persona unica ed indissolubile per tutta l’eternità; pertanto, deve essere necessariamente riconosciuto come Dio onnipotente e onorato come tale. Desideriamo che si aprano gli occhi di quei presunti dottori, che perdano l’ostacolo di loro occhiali fumosi e dei loro spettri sofistici. Desideriamo che riacquistino, una volta per tutte, la vista che avevano perso. Penso soprattutto ai discepoli di Aristotele, completamente ciechi sofisti riguardo le opere divine, capaci solo di provocare ogni sorta di disputa interminabile in merito al divino, secondo un’abitudine molto poco cristiana. Non c’è mai fine per queste divisioni e confusioni generate dalla questione delle due nature e della comunicazione delle virtù nel Cristo, un articolo, nonostante tutto, molto venerabile e ben fondato nella Sacra Scrittura. Se non rifiuteranno di credere in Dio e nel suo verbo divino, senza dubbio potranno conoscere l’essenza e toccarla con mano, grazie alle opere che oggigiorno chiamiamo chimiche, dove, come abbiamo mostrato, si opera questa congiunzione con l’unione delle due acque, quella del Mercurio e quella del Sole. Ma la sua arte maggiore, scolastica della filosofia dei Gentili, in qualche modo fondata nella Sacra Scrittura o nella Teologia cristiana, i precetti e gli insegnamenti fondamentali di Aristotele, vani e senza valore, in relazione alla sostanza, agli accidenti e a molte altre cose, tutto ciò impedisce loro di seguire una tale opera (come la nostra). Non considerano molto quello che il vecchio Tertulliano disse non senza ragione: «I filosofi sono i patriarchi degli eretici». Ma sarebbe concedere all’opera un taglio troppo basso continuare a dissertare a lungo su questo tema.
    Nell’opera filosofica il composto, dopo la congiunzione delle due essenze, deve essere messo sul fuoco per putrefarsi, triturarsi ed essere ben cotto. Nel corso di questa putrefazione e cozione verso la perfezione totale, intervengono e si manifestano movimenti variati e differenti colori; si può notare ciò nella maggior parte delle descrizioni che sono state fatte circa l’opera terrestre. La stessa cosa accade con la persona divino-umana di Gesù Cristo. Dio, suo Padre celeste, ha voluto che a questo mondo egli fosse posto nel forno igneo della sofferenza, per essere lì ben cotto (temprato), cioè volle che venisse spinto ad affrontare diverse prove di ignominia, e la croce ed ogni tipo di dolore. È stato cambiato sotto diversi aspetti. Ad esempio, ha conosciuto la fame e la tentazione di Satana quando, nel deserto, dopo il suo battesimo, si consacrò al sacro ministero della predica del Verbo divino, sotto l’impulso dello Spirito Santo. Egli doveva, in effetti, sostenere questo triplo gioco a testimonianza di tutti i cristiani che hanno abbracciato il cristianesimo e che da allora, confessati a Cristo, sono per di più costretti ad essere tentati dal Diavolo e chiamati a defezione per ogni tipo delle differenti tentazioni. Allo stesso modo egli è stato affaticato, ha pianto, ha tremato, ha lottato con la morte, ha sudato sangue, è stato schernito ed apprezzato, è stato colpito in faccia da un familiare del sommo sacerdote, è stato fatto oggetto di derisione, burlato, gli hanno sputato addosso, flagellato, incoronato, condannato a morte ed infine al supplizio della croce, che avrebbe dovuto portare lui stesso. È stato fissato fra due ladroni, abbeverato con fiele e aceto, ha gridato invocazioni con forte voce, ha consegnato il suo spirito nelle man di Dio, suo padre, ed alla fine è spirato e morto sopra la croce. Era necessario che dovesse sopportare, durante la sua vita e la sua morte, molte altre angustie e sofferenze, che si possono chiaramente leggere nei libri dei santi evangelisti. Come scrivono i Filosofi in merito all’opera terrestre di cui si è parlato sin ora, questa cozione e questa putrefazione si compiono ordinariamente in quaranta giorni. Secondo questo medesimo numero molti miracoli e fatti meravigliosi ci sono stati descritti da Dio e consegnati nella Santa Scrittura. È così che il popolo israelita rimase nel deserto per quarant’anni, poiché doveva sperimentare l’esperienza di un duro esilio. Lo stesso accadde a Mosè sul monte Sinai, e ad Elia nella sua fuga da Acab. Cristo digiunò nel deserto quaranta giorni e quaranta notti, predicò e fece pubblicamente i suoi miracoli su questa terra per quaranta mesi; rimase nascosto per quaranta ore nel sepolcro. Si mostro vivo ai suoi discepoli e camminò in mezzo a loro per quaranta giorni fra la sua resurrezione e la sua ascensione al cielo. Infine, la città di Gerusalemme fu distrutta e rasa al suolo il quarantesimo anno dopo l’Ascensione del Signore.
    È inoltre importante notare che i filosofi hanno chiamato questa putrefazione testa di corvo, per via del suo colore nero. Cristo, proprio lui, non era forse completamente informe? Non aveva forma né bellezza per accalappiare le nostre attenzioni, né possedeva l’aspetto adatto per suscitare il nostro amore. Era completamente vile, uomo di dolore e pena, disprezzato a tal punto che davanti a lui ci si nascondeva la faccia e non era stimato per nulla. Il Salmista pronuncia un lamento simile: «È un verme. Non possiede nulla di umano, è una derisione davanti agli uomini, un oggetto di disprezzo per il popolo volgare». Può venire comparato al nostro corpo del Sole, quello che giace al fondo del vaso filosofico, morto e senza efficacia, putrefatto, reso cenere, finché con un fuoco più forte la sua anima non ridiscenda dentro di lui, goccia dopo goccia, impercettibilmente, per inumidire nuovamente questo corpo morto e putrefatto, dissetandolo e conservandolo dalla distruzione totale.
    La medesima cosa è in effetti prodotta col Cristo. Sul monte degli Olivi e sulla Croce, arso al fuoco della collera divina, si lamentava di essere stato completamente abbandonato da suo Padre celeste. Nonostante ciò, fu sempre sostenuto e fortificato, come se fosse pregno e dissetato dopo aver bevuto il Nettare divino, come anche accade con il nostro corpo terrestre, che Lui ristabilisce e preserva con le sue assidue attenzioni. Ugualmente, quando le sue forze ed il suo spirito gli furono interamente strappati dalla morte del mondo misto durante la sua santissima passione, quando discese intermante verso i luoghi inferiori, nelle viscere della terra, fu, nonostante tutto, preservato di nuovo, ristabilito, e per il potere e la virtù dell’eterna Divinità ritornò vivo e glorificato. Allora, il suo spirito ed il suo corpo morto nel sepolcro, furono uniti nella giusta maniera, perfetta, indissolubile. Con la sua fortunata resurrezione e la sua vittoriosa ascensione ai cieli, fu esaltato nel Signore e in Cristo e posto alla destra del Padre, col quale ora, grazie alla virtù e all’efficacia dello Spirito Santo, come vero Dio e uomo, con uguale potere e gloria, regna universalmente, domina e conserva e possiede tutto per via del suo verbo onnipotente, e per di più vivifica ogni cosa. Che mirabile unione! Come potrebbe venire vista dagli angeli e dagli uomini questa esaltazione divina? Come potrebbe essere contemplata senza terrore e tremito nel cielo, sulla terra ed anche sottoterra? La sua efficacia, il suo potere e la sua Tintura di colore rosato possono trasformare, tingere curare in modo più che perfetto ed apportare la saluta fin da ora, nel corpo e nell’anima, a tutto gli uomini imperfetti e peccatori quali essi siano. Ma diremo di più su quest’assunto.
    Abbiamo pertanto esaminato, brevemente e semplicemente, Gesù Cristo, pietra unica, celeste, fondamentale ed angolare; inoltre, abbiamo visto come si paragona e si unisce con la Pietra terrestre Filosofica dei Saggi, la cui materia e preparazione, così come s’è detto, è il tipo eccellente e la replica vivente dell’incarnazione del Cristo. Ci sembra indispensabile ora esaminare ed apprendere l’efficacia di Cristo, la sua virtù e la sua Tintura, non meno che la sua fermentazione e moltiplicazione dentro di noi, uomini sprovvisti e mendici di efficacia e virtù proprio come i metalli imperfetti. Infatti, se Dio sin dal principio ha creato l’uomo prima di ogni altra cosa, come la più nobile e più perfetta creatura realizzata a sua immagine, se l’ha ispirato uno spirito vivente ed un’anima immortale, questa, senza dubbio, fu trasformata dalla caduta in un’immagine deformata, ostile e perniciosa.
    Ma Dio onnipotente, per un puro movimento della sua misericordia, volle ristabilire, grazie ad un certo mezzo, una creatura tanto nobile alla sua perfezione primigenia. Ed ecco questo mezzo: abbiamo detto che la pietra o tintura, quando acquisisce la perfezione deve tuttavia essere ancora di più perfezionata con la fermentazione, aumento o moltiplicazione, senza di cui non possiederebbe un effetto multiplo e la sua efficacia o operazione mancherebbe di utilità. Anche Cristo, la Pietra celeste e benedetta, avendo acquisito la sua perfezione teo-umana, deve essere ancora fermentato e moltiplicato dentro di noi, come suoi membri, cioè noi dobbiamo stare con Lui, uniti e purificati, conformi e preparati per la sua tintura salvatrice di colore rosato in un corpo puro e celeste. Secondo la testimonianza di Paolo, quello è il primogenito di ogni creatura, grazie a cui tutto ciò che è stato creato nel celo e nella terra è stato riconciliato con Dio. Noi, che per natura siamo impuri, mortali ed imperfetti, se poi vogliamo rinascere nella purezza, tornare ad essere immortali e perfetti, non ci sarà possibile fare ciò se non per via di un solo mezzo, quest’unica Pietra, celeste, fondamentale ed angolare, Gesù Cristo, unico santo e santissimo, nato di nuovo, resuscitato Re celeste glorificato, Dio ed uomo in una sola persona, che perdura nell’eternità.
    Se la Pietra dei Filosofi, questo Re chimico, può possedere con la sua tintura una tale utilità, se contiene per la sua azione perfetta questa virtù e questa efficacia di tingere e trasmutare in oro puro la maggior parte dei metalli imperfetti, semplici e sottostimati, tanto più, dunque, questo Re celeste, Pietra fondamentale angolare, questo solo ed unico Gesù Cristo può purificare noi, uomini peccatori ed imperfetti per licenziosità innata, per i nostri atti adamitici, grazie alla sua benedetta Tintura, suo sangue di colore rosa, e ancora assisterci e curarci in modo più che perfetto. Inoltre, come ci dice la Scrittura, nessun’altra salute, nessun altro mezzo ci è concesso, né in cielo né sulla terra, per raggiungere la beatitudine eterna e la perfezione, se non nell’unico nome di Gesù.
    Sebbene il mondo cieco ed insensato, ingannato dall’impostura e la tentazione di Satana, abbia cercato in molteplici modi, con lavoro furioso, di conquistare l’eterna beatitudine ed i modi della perfezione, non ci rimane niente meno che Gesù Cristo, unico Salvatore (Sal-Viator) e Mediatore (‘colui che sta nel mezzo’), è e permane Colui in cui e per cui ci rendiamo giusti e fortunati davanti a Dio, nuovamente purificati dalla lebbra spirituale del peccato; ugualmente, fin tanto è che l’unico Salvatore terrestre e Re chimico, è Lui cui tutti i metalli imperfetti chiedono la perfezione, è per Lui che attendono e sono curati da tutte le loro malattie, prima di tutto ed in primissimo luogo dalla lebbra corporale incurabile. Tutte le altre arti e mezzi inventati dagli stessi uomini, portati a noi dai giudei, dai turchi, dai gentili o altri eretici, tutti questi mezzi, dicevo, che tuttavia ci si manifestano come se fossero necessari, sono, a dire il vero, sprovvisti dello Spirito, e rappresentano una alchimia falsa e sofistica.
    Vegliate perché nessuno vi seduca. Con quei mezzi non possiamo venire purificati ma ostacolati, non siamo vivificati ma debilitati, e per di più condotti totalmente alla morte. Questa falsa alchimia, meglio detta ‘Malalchimia’, inventa ogni genere di tinture e colori, che non solo contribuiscono ad ingannare gli uomini, ma anche, ahimè, come abbondantemente ci mostra l’esperienza quotidiana, a farli cadere nei maggiori pericoli per i loro beni e la loro vita corporale. Ma se gli uomini vogliono essere di nuovo purificati dalla loro licenziosità, dai loro atti impuri così come dal loro peccato originale adamitico, per colpa del quale la natura umana è stata corrotta sin dall’inizio da un veleno pernicioso, ispirato ai nostri primi progenitori per il Cacodemonio, in cui siamo stati tutti concepiti e in cui siamo nati, se vogliono poi rincontrare la beatitudine e la perfezione, ciò non potrà accadere per null’altro che per una nuova generazione dello Spirito Santo, cioè per l’acqua e per lo spirito. Se il Re Chimico non può essere perfezionato se non quando è rigenerato nell’acqua e nello spirito, l’uomo non può aspettarsi la medesima beatitudine e perfezione se non per una generazione nuova e spirituale. Nel santo battesimo, grazie all’acqua ed allo spirito che cadono dall’alto, siamo lavati col sangue di Cristo e purificati al punto che diveniamo un solo corpo con Lui e ci rivestiamo di Lui come con una veste, così come dice Paolo ai Colossesi ed agli Efesini. Come la Pietra Filosofale si unisce per la sua tintura agli altri metalli, per essere con essi un solo corpo perfetto ed indissolubile, Cristo, nostra mente, si unisce con noi, suoi membri, con la sua tintura di colore rosa; ci rimette in forma e ci perfeziona in un corpo ed un edificio perfetti, creando, secondo Dio, nella vera rettitudine, giustizia e sanità.
    Questa rigenerazione, compiuta nel Santo Battesimo dallo Spirito Santo, non è propriamente nessun’altra cosa se non un rinnovamento spirituale ed intimo dell’uomo caduco, trami Dio e Cristo. Mentre dapprima, nella generazione carnale, siamo stati creati naturalmente dai nostri progenitori, nemici di Dio e figli della collera, la seconda e spirituale generazione ci fa essere amici, figli e per giunta eredi di Dio e coeredi di Cristo nel santo battesimo, col quale, infatti, Cristo è morto, resuscitato e rivissuto. Per questo processo, che si chiama passione, morte, resurrezione ed ascensione, Egli penetra nel Santo dei Santi, che non è fatto per mano umana e che ci prepara il cammino per il ritorno alla Patria eterna. Ed anche noi, suoi fratelli e sorelle, anche noi dobbiamo seguirlo nella sua passione, crescere e svilupparci in preziosa umiltà con le altre virtù, arrivare ad essere interamente adattati al suo corpo, alla fine di che, dopo averlo seguito in questa rigenerazione ed essere morti IN Lui, possiamo vivere con Lui e penetrare nella sua gloria.
    Questa esortazione spirituale, questa imitazione cristiana in vita ed atto del nostro Re celeste, non si fa né per nostra dignità personale, né per nostro merito, né per nostra propria volontà, poiché l’uomo naturale, con tutti i suoi poteri, è cieco, sordo e muto di fronte alle cose spirituali. Tutto ciò non si può fare se non unicamente per la sola applicazione ed per il solo potere dello Spirito Santo dentro di noi, grazie al fortunato bagno della rigenerazione battesimale. I minerali ed i metalli sono, allo stesso modo, ossidati di per sé, come morti, senza poter purificarsi e correggersi con le sole proprie forze, ma per mezzo dell’aiuto efficace dello spirito spagirico vengono purificati, rinnovati, disciolti e resi perfetti.
    Dopo essere stati rigenerati, come detto, nell’acqua e nello spirito col santo battesimo, nell’onda rossa tinta da Gesù Nostro Signore e Re Celeste, dopo essere stati lavati col suo sangue e purificati dai nostri peccati, anche quelli ereditari, dopo essere stati resi capaci e partecipi delle primizie dello Spirito Santo, ci manca ancora, secondo San Pietro, di essere incoscientemente alimentati dopo questo nuovo inizio, e bere un latte puro e salutare come i neonati, come piccoli bambini IN Cristo, finché finalmente siamo resi pietre vive e adulte, edotte e adatte al sacerdozio supremo, al fine di offrire sacrifici spirituali piacevoli a Dio ed accettai da Gesù Cristo. Il Cristiano, uomo rigenerato dall’acqua e dallo spirito, non comprende tutte queste cose insieme. Poco a poco, giorno dopo giorno, deve credere e svilupparsi nella conoscenza di Dio e Cristo.
    Come di nuovo si può osservare nell’opera filosofica, a partire dalla congiunzione delle due Essenze, cioè a partire dalla congiunzione dell’oro terrestre e della materia acquosa preparata in una maniera quasi celeste, dopo che queste due materie siano state ridotte, in uno specifico vaso di dissoluzione, ad un liquore secco ed un amalgama, tutto il composto non si prepara d’un solo colpo, ma si deve lasciare che le parti si congiungano una ad una e poco a poco, secondo un tempo determinato.
    La stessa cosa accade, e per giunta in modo più vistoso, nella stessa opera Teologica. Non appena nel Santo Battesimo si è compiuta l’unione e la congiunzione spirituale dell’uomo con Cristo, così presto, come detto, (l’uomo) è stato ridotto in un solo corpo con Lui, e quindi conviene necessariamente che quest’uomo apprenda la fede cristiana, ad assimilare ogni suo articolo, uno dopo l’altro, finché venga confermato in essi ed arrivi ad una conoscenza perfetta.
    La fede cristiana è come questa materia preparata terrestre ed umida. Come s’è detto, essa deve essere divisa e distinta in dodici parti o piccoli articoli, come il numero dei dodici Apostoli e, proseguendo, in tre articoli principali, ovvero:

    I – della nostra creazione,
    II – della nostra redenzione,
    III – della nostra santificazione.

    L’uomo deve ripromettersi, pertanto, di comprenderli uno dopo l’altro ed di assimilarli. E ciò non si può fare se non molto lentamente, in un certo tempo, per timore che non venga gravato troppo delle sue forze e che, apprendendolo tutto in un botto, non venga accantonato, cosa che rischierebbe di suscitare nell’uomo avversione e disgusto e lo separerebbe completamente dalla fede. Per tale ragione, il terzo articolo, che parla della nostra santificazione, può venire smembrato in sette momenti differenti – nella comunicazione dell’epilogo infallibile, l’Amen – e venire inculcato nell’uomo in sette tappe a partire dalla sua formazione nell’opera terrestre.
    Dopo aver completamente assimilato la fede, parte dopo parte, ad ogni modo l’uomo deve conservare molto attentamente dentro di lui questa conoscenza, acquisita per la grazie divina, e curarla diligentemente dalla corruzione dalla perdita totale. Nell’Opera Filosofica, di cui s’è parlato già molto, abbiamo detto che per realizzare la fermentazione e la moltiplicazione dell’unico Re terrestre o Tintura unica e pura, era conveniente prendere e proiettare l’oro migliore su tre parti (di materia), oro puro e totalmente purificato dal trattamento con l’antimonio. Tutto ciò non in ragione di qualche carenza nella Pietra o di imperfezioni della Tintura, ma a causa dell’impotenza o della debolezza degli stessi metalli. Per spiegarmi più chiaramente, sebbene questa Tintura o Pietra sia stata perfettamente preparata di per sé, i metalli grossolani ed imperfetti non possono attrarre verso di loro ed assimilare la sottilità angelica, per così dire, della medesima Pietra o Tintura, a causa della loro malattia o della loro febleza naturale; è indispensabile, perciò, cercare un mezzo che li porti nella propria mano e da cui possano venire trasmutati con maggiore facilità.
    È necessario, per l’opera Teologica, apportare le medesime attenzioni assidue che si usano per l’opera chimica che abbiamo appena trattato, poiché per di più si tratta del rinnovamento spirituale e della rigenerazione celeste dell’uomo. Sebbene Gesù Cristo, nostro Re celeste, possa liberarci perfettamente da tutte le impurità con l’obbedienza perfetta che, in nostro luogo, rese a suo padre celeste, e sebbene Egli possa farci figli ed eredi di Dio, è fuori discussione che non tutti possano ricevere da Lui la Tintura vivificante e completamente divina e contenerla dentro se stessi con tutti i suoi altri tesori e ricchezze. La nostra piaga e la nostra debolezza ci impediscono di unirci fermamente ad essa. Ma se vogliamo arrivare a partecipare di essa in tutta giustizia, ci conviene comunque acquisire ognuna di queste tre parti salutifere che abbiamo appena finito di raccontare ed a cui già abbiamo fatto allusione: esse sono pretese, a tal fine, dallo stesso Dio. Queste sono innanzitutto: il suo Verbo Santo, la cui purezza supera quella dell’oro e dell’argento sette volte trattati nel crogiolo, e che deve essere cercato molto più che mille masse (parti) d’oro; in secondo luogo c’è la fede salvatrice, che è un particolare dono di Dio: nasce dal Verbo di Dio, unisce i cuori umani ed è provata nel fuoco dell’affanno; in terzo luogo, per finire, il veritiero amore per Dio ed il prossimo: anche questo è dono divino per colui che ha completato l’insegnamento della legge, e per di più è Dio stesso, perché Egli è così chiamato. Se utilizzeremo ed eserciteremo abitualmente ciascuna di queste tre parti, il verbo, la fede e la carità, Cristo Signore potrà allora operare giustamente dentro di noi la proiezione della sua tintura ed unzione celeste: in noi, uomini e metalli semplici ed imperfetti, Egli opera e realizza dunque l’ingresso salvatore senza di cui ci è completamente preclusa la possibilità di comprenderLo ed arrivare ad essere, in tutta giustezza, partecipi della sua tintura. Ma è proprio qui che si presenta il terribile Satana, chimico menzognero. Tutti i giorni e in gran segreto egli propina bugie agli uomini nuovi, a coloro che sono rigenerati figli di Dio, i quali, prima di tutto, hanno stipulato un patto con Cristo grazie al battesimo. Fedeli al mandato di San Paolo, hanno buona condotta, curando sempre la fede e la buona coscienza. Satana si sforza di attrarli verso la sua pericolosa nassa, di condurli al precipizio con l’aiuto dei suoi fedeli coadiutori, la nostra carne angosciata dai peccati e la seduzione del mondo empio.
    Frequentemente, ahimè, egli provoca molte cadute, col permesso di Dio. D’altra parte, lo stesso uomo giusto cade sette volte al giorno. Forse che non intraprese e tramò inganni contro cristo nostro Signore, nostra mente e guida, inducendolo in violenta tentazione immediatamente dopo il battesimo, quando fu penetrato dal sommo mistero? Ancora ai giorni nostri, (Satana) stesso trama, come sempre, le sue macchinazioni clandestine, abili ed ingegnose, in seno alla Chiesa Cristiana. Con la povertà, gli affanni ed ogni altro tipo di prova, (Satana) si è sforzato di scombussolare la fede cristiana, farle dubitare della parola di Dio e della sua assai clemente promessa, mostrandole che Dio non le si poneva come amico dato che la faceva soffrire di fame per tanto tempo nel deserto.
    Se questa tentazione si rivela inefficace fra i cristiani, il nemico li attacca da un altro lato e con un’altra tattica; allora, (Satana) desidera quelli che confidano in Dio più di quelli che credono alla sua parola: perciò si sforzò di persuadere Cristo perché si gettasse dalla sommità più elevata del tempio se Dio fosse stato davvero per lui una protezione efficace.fallendo ancora una volta, non si vergognò di tentarlo per la terza volta con promesse di ricchezza, sperando di allontanarlo da Dio e dal suo verbo, di renderlo un idolatra del denaro e di beni temporali e portarlo ad invocare lui, Satana, e di creare un culto per lui come per Dio. Non ha avuto vergogna di minacciare Cristo col suo libero assenso e di spingerlo alla caduta.
    Dio fedele e Padre celeste ha permesso a volte che questo accadesse fra i suoi, proprio per un consiglio particolare di saggezza e all’interno di un fine ben determinato, affinché (gli uomini) crescano e progrediscano nella fede, nella speranza, nella pazienza per una giusta e vera invocazione di Dio. Per questo tipo di giostra della croce, imposta necessariamente al vecchio uomo fino all’ultimo combattimento della morte, essi potranno prepararsi bene il cammino ed ottenere l’eterna vittoria contro il nemico. Se vogliono il potere di resistergli efficacemente, con coraggio, col soccorso della grazie divina, prima di tutto dovranno conoscere bene tutte le sue tecniche e tutti i suoi inganni astutissimi.
    D’altra parte, non è col sangue e la carne che dobbiamo combattere contro i principi di questo mondo, dominandoli nelle tenebre e contro gli spiriti maligni che stanno al di sotto del cielo, ma piuttosto, secondo San Paolo, con i Principati e le Dominazioni. Con le nostre proprie forze non possiamo resistere a questi attacchi e tentazioni spirituali. Seguendo l’esempio di Gesù, nostro capo, dobbiamo prendere le armi spirituali ed insieme ad esse il Verbo divino come spada dello spirito. È così che colpiremo e vinceremo tutti i nostri nemici spirituali all’interno della fede. Secondo il consiglio che il santo apostolo Paolo, il cavaliere cristiano, da agli Efesini, dobbiamo fornirci di un arsenale in seno allo Spirito Santo; è lì che dobbiamo prendere la nostra divina corazza di ferro e rivestirci di essa. Stringere i nostri corpi con la cinta della verità; coprirci col pettorale della giustizia, calzare le polainas come se fossero una squadra per esercitare il vangelo della pace; inoltre armiamoci con la spada della pace, cioè, come detto or ora, col Verbo di Dio. Prima di tutte queste cose, prendiamo lo scudo della fede col quale potremo distruggere e smorzare tutti i dardi infiammati del diavolo. La fede in Gesù è uno scudo molto stabile, in effetti, e lo stesso Cacodemonio mai potrà sopraffarlo per colpirci dritto al cuore.
    Nell’opera filosofica è poi necessario osservare molto attentamente il regime del fuoco. Per cuocere la materia è indispensabile amministrarlo in maniera continua. Già abbiamo brevemente parlato del fuoco filosofico, l’agente principale dell’intera opera: l’abbiamo chiamato essenziale, preternaturale, fuoco divino latente nel composto (compost) cui conviene aggiungere l’aiuto e l’aculeo del fuoco terrestre materiale. La stessa cosa, in primissimo luogo, serve col puro Verbo di Dio, o, cosa uguale, con lo Spirito di Dio. Anche lui è associato con un certo “Fuoco”, poiché gli si da questo nome. Questo fuoco, istituito dalla natura, è occulto dentro di noi, ma è stato rovinato ed obnubilato dalla corruzione della stessa natura. Anche lì e con la stessa modalità dobbiamo aiutarlo ed alimentarlo con un altro fuoco, quello esteriore. Senza pigrizia né riposo, dobbiamo esercitarlo col nostro soffio, con l’esercizio quotidiano ed assiduo della pietà e delle virtù cristiane, nell’allegria come nella tristezza, ed ancora con un’attenta contemplazione del puro Verbo di Dio se, del resto, la luce della grazia, che ci è stata interiormente concessa, e lo spirito di Dio devono operare dentro di noi e non devono estinguersi completamente.
    La medesima cosa accade con le cose terrestri: il ferro è freddo, ma l’artigiano che lo lima (ripulisce) lo riscalda con questo movimento continuo; la luce di una lampada, quando non viene continuamente alimentata con olio, finisce per vacillare e si estingue totalmente. Lo stesso col fuoco interno dell’uomo: se, come detto, non lo si esercita assiduamente, senza pigrizia ed indolenza, poco a poco diminuirà fino alla scomparsa completa. Ti abbiamo avvertito con frequenza e pare che sia una necessità urgente ricordarlo senza posa, ma è necessario ascoltare diligentemente il Verbo divino, contemplarlo bene e coltivarlo senza riposo.
    Bisogna comprendere questa lezione come la visione che si fa con gi occhi interiori dell’anima e non solo con quelli esterni della nostra natura corporale e bestiale. Inoltre, affinché mi si comprenda per bene, parlo del Verbo di Dio puro e veridico, e non delle postille umane che provengono dagli antichi o dai moderni, fermento farisaico degli scribi, ricercato, ahimè, ogni giorno della nostra epoca in luogo del puro Verbo divino. Il meno che si possa dire di tutto ciò è che, come escrementi di topo mescolati col pepe, si adoperano per venire ascoltate e considerate al posto del Verbo di Dio. Tutto ciò non ha alcun valore. Non stimo assolutamente queste sciocchezze che riempiono le orecchie degli uomini e non voglio parlarne. Ma, come a tempo debito s’è detto, io parlo del Verbo divino, glorificato passando per bocca di Dio, e comunque ancora oggi proclamato e predicato dallo Spirito Santo. Certamente questo non è una voce vana e vuota come quella di chi proferisce riflessioni ignominiose e grossolane su di esso, spirito di vita, potenza salvatrice di Dio per tutti coloro che credono in Lui. Anche il regale profeta David parla negli stessi termini dell’ascolto di Dio: «Ascolterò cosa farà il Signore dentro di me con le sue parole». Da questo ascolto interno e divino del Verbo divino, trae la sua origine la veritiera fede vivificante, resa efficace dalla carità, come se si trattasse di una vera fonte. Come dice Paolo ai Romani: «La fede viene dall’ascolto e l’ascolto dalla parola di Dio».
    Che la parola divina sia dunque, a partire da ora, pura e chiara, affinché possiamo intenderla con purezza e chiarezza! Che anche la fede, che in qualche maniera sgorga da quest’ascolto, sia così pura e senza corruzione! Questa fede diventa efficace per la carità verso Dio, attendendo umilmente ai suoi santi precetti e alla sua volontà, pregando, glorificandolo, offrendogli grazia; che possa manifestarsi verso il prossimo in una benefica opera buona di qualunque tipo, poiché la carità non deve essere la più piccola ma, come dice San Paolo, la maggiore di tutte le virtù!
    Per altro, anche Cristo stesso ci esorta con la maggior attenzione all’esercizio di questa carità in quell’ultimo discorso che ci lasciò a guisa di addio, dicendoci: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni con gli altri come io vi ho amato, così tutti riconosceranno che siete miei discepoli», e poi ancora: «Colui che dice di conoscere Dio e non si cura dei suoi comandamenti è solo un menzognero e non c’è nulla in lui che sia vero, ma colui che osserva la Sua parola porta dentro di sé il perfetto amore di Dio», e per finire: «Dio è carità, e chi rimane saldo in essa è in Dio, e Dio è in lui».
    Perciò, osserviamo che la carità viene ad essere il vero vincolo della perfezione, grazie a cui ci incorporiamo allo stesso Cristo, fino al punto che Egli sta in noi e noi in Lui, Egli in suo Padre e suo Padre in Lui. Certamente è la stessa cosa che dice Cristo nel passaggio che abbiamo poco sopra riportato: «Colui che osserva la mia parola, è colui che mia ama ed è colui che io amo, e noi verremo a lui e intorno a lui faremo la nostra casa». Dice Giovanni: «Se avrete cura dei miei comandamenti, rimarrete nella mia carità». E di questa carità che concerne ugualmente anche il nostro prossimo, si è scritto con grazia: «Se qualcuno dice di amare Dio e poi ferisce suo fratello, costui è un falso. Infatti, chi non ama suo fratello, persona che può vedere, come potrà amare Dio, che non si vede?».
    Ed abbiamo da lui ricevuto il precetto secondo cui colui che ama Dio amerà suo fratello. San Paolo di spiega la proprietà di questa condotta: «La condotta è paziente ed umana, non viene agitata da uno zelo intempestivo né sconsiderato, né inflado: quando la si esercita verso il prossimo non ricerca il suo proprio tornaconto». A partire da qui si può vedere e giudicare facilmente che non si può avere alcuna gioia, né retta né veritiera, che non passi per l’abnegazione in buone opere verso il prossimo. Comunque, ci sono molti fra i cristiani che si glorificano temerariamente. Da tutto ciò, inoltre, si deduce che le buone opere, gradite al Signore, non precedono la fede ma sono in verità frutti che vengono dalla radice e dall’albero, i quali, se sono buoni, danno anche buoni frutti. Ecco perché non sono le opere buone che fanno la fede ma la fede che fa le opere buone, gradite ed accettate. Per tale ragione, come conseguenza, è con la fede che siamo giustificati e che possiamo aspettare (sperare nella) la vita eterna.
    Ed ora, l’uomo rigenerato in questa maniera non sarà privato del suo frutto, se si eserciterà in questo modo di vita cristiano e penitente, in tutte le sue azioni. Diviene così simile al composto dell’opera terrestre: posto da Dio nel forno dell’affanno per vivere lì, durante un certo tempo, tormentato per sua fortuna dalle angustie, dalle calamità più disparate e dalle preoccupazioni, finché non divenga morto rispetto al vecchio Adamo ed alla carne, finché resusciti, uomo nuovo, ricreato da Dio nella vera giustizia e nella retta sanità. Di tutto ciò offre testimonianza San Paolo, quando dice ai Romani: «Insieme a Cristo siamo stati sepolti nella morte col battesimo, e come essa ha resuscitato Cristo fra tutti i morti, così anche noi camminiamo verso una vita nuova».
    In queste condizioni, se l’uomo smette di peccare tutti i giorni, affinché il peccato non lo governi più, allora in lui comincerà la dissoluzione del corpo dell’oro che gli si è aggiunto, come nell’opera terrestre: è la putrefazione, di cui già si è parlato; deve venire sciolto spiritualmente, integralmente, triturato, distrutto, purificato. Questa dissoluzione e putrefazione accade prima in uno che nell’altro, ma deve verificarsi necessariamente nel trascorrere di questa vita temporale. In altre parole, un tale uomo deve venire così ben digerito, cotto e fuso nel fuoco dell’affanno che per di più giungerà a disperare completamente di tutte le forze che stanno in lui, e dovrà ricercare come unico soccorso la grazia e la misericordia di Dio.
    Così, nel forno della fatica e con un fuoco continuo, l’uomo, come il corpo terrestre dell’oro, partecipa della testa nera di corvo, cioè diventa interamente deforme e deriso di fronte al mondo. E ciò non accade esattamente in quaranta giorni e quaranta notti, e neppure in quarant’anni, ma frequentemente durante tutto il tempo della propria vita, in modo che il suo corso, di necessità e con maggior frequenza, debba essere esperienza del dolore più che del conforto e dell’allegria, dell’avvilimento più che della gioia. La sua anima, in fine, si trova completamente liberata da questa morte spirituale, come se fosse condotta alle vette, cioè pur rimanendo corpo, tuttavia dalla terra si rivolge verso l’alto, verso la vita eterna e la Patria, col suo spirito ed il suo cuore, che da adesso già non vie più nel mondo, ma in Dio, non cercando nessun’altra consolazione nelle cose terrestri, ma solo nelle cose spirituali.
    Tutti i suoi atti sono così diretti a non essere più terreni, ma bensì celesti, nella misura in cui questo sia possibile nel mondo. Non deve già vivere più secondo i regimi della carne, ma secondo lo spirito, non nelle opere sterili delle tenebre, ma in quelle che portano la luce del giorno. Questa separazione del corpo e dell’anima si attua morendo spiritualmente. Questa dissoluzione di corpo ed anima si realizza nell’Oro rigenerato in modo che il corpo e l’anima, pur restando come separati l’uno nell’altra, non smettano comunque di rimanere fortemente uniti e congiunti nel vaso; l’anima, dall’alto, ristora ogni giorno il corpo e lo preserva dalla distruzione finale, fino al tempo prestabilito in cui rimarranno uniti ed inseparabili.
    Il corpo dell’uomo, sottomesso a questa languidezza ed a questa scuola della croce, è come morto, ma la sua anima non lo abbandona del tutto: quando l’ardore del fuoco dell’affanno oltrepassa la sua misura, esso è irrigato, consolato e conservato dallo spirito che fluisce nella rugiada del cielo superiore e nel Nettare divino. È un refrigerio celeste ed un ristoro rigenerativo del corpo terrestre morto negli uomini. In quanto alla nostra morte temporale, che è il salario del peccato, essa non è una vera morte, ma una dissoluzione naturale del corpo e dell’anima, o meglio una specie di sonno leggero; inoltre, essa è una congiunzione indissolubile e permanente dello Spirito di Dio e dell’anima: ma devi capire che sto parlando dei santi. D’altro canto, viene paragonata all’ammirabile salita e discesa che suole accadere sette volte di seguito nell’opera terrestre.
    Da tutto ciò, possiamo facilmente comprendere i seimila anni di afflizioni e fatiche temporali che durarono nel mondo durante un lungo spazio di tempo. Si vedono in questo numero anche gli uomini di tutti i tempi, desolati, provati nella croce da ogni sorta di calamità e di ansie differenti, uomini che furono poi confortati di nuovo, consolati, e cresimati in abbondanza dallo Spirito Santo. Per tale ragione rendiamo lode e gloria a Dio, ora ed in tutti i tempi, finché non inizi il grande Sabbath universale ed il giorno del riposo nell’anno del settimo millennio. Allora, questa rigenerazione o refrigerio spirituale cesserà repentinamente per aver raggiunto un fine così tanto lungamente atteso, ed in suo luogo comincerà il piacere dalla durata eterna, quando Dio sarà tutto in tutti.
    Ma attualmente, mentre dura questa digestione e cozione spirituale del corpo morto nell’uomo, si può comunque osservare, come nell’opera terrestre, la manifestazione dei diversi colori e segni: sono tutti i generi di miserie, preoccupazioni, fatiche, fra cui la principale è la tentazione già citata, causata dal Diavolo, dal mondo e dalla nostra carne. Pertanto, tutte queste sono un buon presagio, poiché l’uomo tanto tormentato conseguirà finalmente un giorno la tanto desiderata e fortunata resurrezione. E dall’altra parte, la Sacra Scrittura ci riporta la medesima testimonianza. In essa leggiamo che tutti quelli che desiderino la vita benedetta in Gesù Cristo, saranno obbligati a soffrire le persecuzioni, cosa che è necessaria anche per noi, per poter entrare nel regno dei cieli tramite le numerose fatiche dello stretto cammino. E per finire, ecco cosa dice Sant’Agostino: «Non ti sorprenda, fratello, dopo esserti fatto cristiano, di essere esposto da ogni dove a migliaia di tribolazioni ed afflizioni. Se la testa della nostra fede è Cristo, noi siamo suoi membri. Perciò, non è tanto la sua persona che dobbiamo seguire, ma piuttosto è la sua vita ciò che dobbiamo imitare». La vita di Cristo fu costellata da ogni sorta di afflizione: trascorse nella più nera povertà, fu costantemente derisa ed insultata da scribi e farisei, ed in fine consegnata da parte nostra, poveri peccatori, alla morte più umiliante. Puoi dunque concludere facilmente che se Dio ti giudica degno di una tale vita, e se in modo simile ti castiga nella persecuzione, ciò avviene perché desidera includerti nel numero dei suoi eletti. A noi è completamente preclusa la strada che porta a Dio senza queste persecuzioni ed afflizioni.
    Coloro che si forzano di raggiungere Dio devono obbligatoriamente passare per il fuoco e per l’acqua proprio per trasmutarsi in Pietro, a cui sono state date le chiavi dei cieli, o in Paolo, vaso della scelta e armatura di Dio, o in Giovanni, a cui sono stati rivelati tutti i segreti di Dio. Infatti, tutti hanno dovuto consacrarsi a Lui: dovremo entrare nel regno di Dio solo passando attraverso ogni specie di afflizione.
    Per tale ragione ci conviene annotare ciò: i filosofi chimici ci hanno segnalato e dato ad intendere con questo carattere l’Antimonio, col quale (come abbiamo detto in merito alla preparazione chimica) è necessario fermentare la materia prima di congiungerla con l’Elisir o Re Chimico, o anche prima di porla nel bagno di essudazione col vecchio Saturno dai capelli bianchi. Di sicuro dobbiamo considerare tutto ciò un miracolo e mantenerlo un mistero. D’altra parte, questa immagine, questa rappresentazione, si riscontra anche in noi cristiani. È utilizzata e posta chiaramente davanti ai nostri occhi, sebbene in un maniera ugualmente occulta, nella cerimonia in cui si pone la sfera coronata da una piccola croce fra le mani del capo supremo, imperatore di tutta la cristianità. Con ciò si vuole dare a comprendere che prima di ottenerne il possesso pacifico e tranquillo, è d’obbligo che si debba sperimentare la croce di questo mondo in modo perfetto, fra le penalizzazioni e le varie calamità, e venire turbato da esse, provato e giudicato degno.
    Forse è per caso e senza ragione che i Filosofi antichi vollero darci con quello una figura ed un segno per l’opera chimica, che inoltre esige un processo molto simile. Tutto ciò si può mettere in relazione con la scuola della croce prima citata, cosicché le afflizioni e le persecuzioni dei cristiani diventano per noi un segno di cui, sicuramente e prima di entrare nel riposo e nella gioia eterna, i cristiani devono innanzitutto percorrere il cammino faticoso e difficile in questo mondo, quindi esercitarsi alla lotta e patire il bagno di essudazione con l’ostile Saturno dai capelli bianchi, cioè il vecchio Adamo e Satana.
    Insieme a tutte queste difficoltà e calamità, converrà osservare, considerare e ponderare con attenzione ogni classe di segni, miracoli, ed anche i grandi cambiamenti che si attueranno allo stesso temo a questo mondo. Un uomo ricorderà, infatti, le guerre e i rumori bellici, la moltiplicazione delle sette, la peste, la perdita dei raccolti: tutti questi segni saranno annunciatori e veritieri precursori dell’immediata vicinanza della nostra redenzione.
    Insomma: quando avrà luogo la resurrezione dei morti (dato che la prima nuova generazione si fa col battesimo, essa non è niente più che l’inizio della seconda vita, la vera rigenerazione totalmente perfetta nella vita eterna), gli uomini che furono vincitori col sangue dell’agnello resusciteranno e si incammineranno verso una nuova vita, permanente a partire da quel momento; nuovamente saranno uniti in anima, spirito e corpo e rinsaldati in un’unione indissolubile che durerà in eterno. Pertanto dobbiamo essere in tal modo glorificati dalla pura, spirituale e mirabile virtù, dalla forza, dalla leggerezza, dalla gloria, dall’eccellenza, dal vigore di Cristo, re celeste onnipotente; ed ancora di più, dobbiamo renderci trasparenti, belli e porci in uno stato di beatitudine più che perfetto.
    È una mirabile copulazione o unione dei corpi, dell’anima e dello spirito, una fioritura divina ed esaltazione degli eletti. Già in questa vita possiamo vederla ed osservarla, ma non senza timore e paura, all’interno dell’opera terrestre. Per questo sono estasiati dall’ammirazione gli angeli che hanno attenzione di vedere tutte queste cose, e così, in fine, domineremo e regneremo per tutti i secoli dei secoli con Cristo, nostro principe eterno e celeste, con tutti gli angeli e gli spiriti amministratori in una gioia infinita e la gloria della Maestà sopra tutte le cose.
    Per concludere e scoprire tutto il processo, i mezzi e le successioni dell’opera, una breve ma necessaria correzione fu aggiunta sin dall’inizio, nell’opera chimico-filosofica, al composto disprezzabile ed imperfetto, allo scopo di venire in suo aiuto a tempo debito.
    La stessa cosa accade nell’opera teologica, dove è necessario considerare bene la correzione spirituale del peccatore e il suo ristabilimento. Nell’uomo, infatti, l’uno o l’atro difetto possono ripresentarsi per farlo cadere nel peccato, col permesso di Dio, e con l’impulso dell’orribile Satana, del mondo empio e della sua carne; l’uomo può cadere nella superbia e nell’arroganza innate in noi, le quali sono rappresentate nell’opera chimico-filosofica, con la sublimazione perniciosa ed il rossore prematuro, che sono il primo ed il secondo errore. Comunque, l’uomo può disperare della misericordia divina a causa dell’enormità dei suoi peccati corporali, o, in uno scontro senza pari, ribellarsi a Dio suo creatore e portare impazientemente la sua croce. Questi due difetti si possono paragonare al terzo ed al quarto errore dell’opera chimica.
    L’uomo, tanto miserabile e contagioso come il composto terrestre e disonorato, deve poi in prima battuta tornare alla dissoluzione, cioè deve essere assolto e purificato, dopo aver riconosciuto i propri smarrimenti e con la chiave dissolvente della santa dissoluzione, tante volte quanto ne abbia bisogno, a causa dei suoi peccati e delle sue mancanze quotidiane. Alla fine, egli deve bere e mangiare, per essere ricreato e ristorato nella santa Cena domenicale, il puro latte del Cielo, il vero sudore dell’Agnello celeste. Esso è il sangue e l’acqua e per giunta l’acqua della fonte della vita, è l’untuoso banchetto di puro vino e midollo, è la fonte della vita liberamente aperta, ma così come l’acqua Mercuriale nell’opera chimica, esso è il più grande dei veleni per gli indegni e gli empi.
    Così in fine l’uomo, come il corpo terrestre, giungerà alla congelazione finale, alla pienezza fissa, cioè alla perfezione totale e costante della beatitudine eterna. Questi due mezzi, molto salutari per la sanità e la cura del miserabile peccatore, intendiamo dire la santa assoluzione e la santa Cena (Dio, fedele ed onnipotente, li offre all’uomo per venirgli in aiuto), sono affidati da Dio alla sua beneamata Chiesa, per tutto il tempo necessario, con l’incarico di averne molta cura. Con la suddetta assoluzione siamo dichiarati liberi e salvi. Lo si chiama anche l’ufficio delle chiavi, la vera e propria penitenza che serve a preparare la via. Ma colui che rimane impenitente, che persevera insolentemente nel peccato, è legato con la chiave cristiana dell’esilio e della scomunica, che si relaziona con lo stesso ufficio; costui è confinato nelle terre di Satana per la morte della carne affinché il suo spirito venga salvato nel giorno del Signore.
    EPILOGO

    Adesso, amico e benevolo lettore, possiedi una breve descrizione, una semplice esposizione, un modello infallibile ed una comparazione allegorica della pietra terrestre e chimica, nonché della vera pietra celeste, Gesù Cristo, grazie alla quale potrai raggiungere una beatitudine ed una perfezione sicure, non solo qui in questa vita terrestre, ma a che per la vita eterna. Questo doppio soggetto avrebbe potuto essere spiegati con meno panegirici e con maggior numero di dettagli nell’opera teologica che precede; comunque sia, devi sapere che io non insegno le Sacre Scritture e che non sono un teologo aristotelico com’è oggi costume,  ma piuttosto un semplice cittadino senza alcuna carica pubblica. Infatti, questa scienza che Dio mi ha concesso io non l’ho acquisita con i miei studi in una celebre accademia, ma l’ho appresa nella scuola universale della natura e nel grande libro dei miracoli, grazie al quale tutti i conoscitori di Dio hanno ricevuto la propria formazione molti secoli fa. Per questo ho dato alla mia descrizione una forma semplice, come detto, e non la forma di uno scritto elegante di una lunghezza smisurata. D’altra parte non era mia intenzione intraprendere qui un trattato più completo ed esteso sulla teologia. Vedi bene qual’era il mio obiettivo: ho voluto tracciare un rapido bozzetto per coloro che non abbiano potuto fare, purtroppo, sufficienti progressi, allo scopo di permettere loro di cercare la cosa con maggiore profondità, e poi mi pare cosa buona che ogni amante della verità non si dimentichi di nessuno dei miracoli di Dio, e non li seppellisca in un perpetuo silenzio, ma piuttosto al contrario (è bene) che li celebri, e renda loro magnificenza e gloria. Ho poi voluto fare pubblicamente la mia confessione e rivelare al medesimo tempo quello che penso e credo degli articoli di fede della religione cristiana in quest’epoca, mio dolore!, nella quale ci sono tali confronti che nel corso di processi precipitosi, coloro che più mentono, fra i calunniatori del mondo, denunciano come tradizione eretica e sospettano di molti cristiani penitenti che non vogliono parlare la loro lingua (cantare la loro canzone). Ma i blasfemi empi del mondo ed i giudizi sconsiderati non possono offendere in alcun modo il vero cristiano insultato con calunnie di questo genere, giacché il diavolo ed i suoi sospettosi figli sempre hanno avuto l’abitudine di far patire la stessa cosa a Cristo e a tutti i suoi seguaci, e ugualmente si comportano allo stesso modo ai nostri giorni. Per ora non dirò nulla di più, ma voglio sottoporre la questione al Supremo Giudice, la vera pietra di Lidia (lidia è anche corrida) di tutti i cuori. Inoltre, voglio che, per ciò che riguarda la prima opera della pietra terrestre, l’amante dell’arte chimica vada a vedere i dettagli nell’insegnamento che ho dato in primo luogo e che essa gli venga fedelmente inculcata di nuovo in quest’epilogo. Infatti, come in una canzone si incontra ripetuto più di una volta un buon ritornello, così anche noi daremo rispetto a questo tema, secondo il nostro costume. È certo che nessuno debba rivolgere la sua volontà ed i suoi pensieri verso la pietra filosofica terrestre, né intraprendere un’opera tale senza conoscere ed avere esattamente preparata la pietra celeste, col favore della quale la pietra terrestre è concessa da Dio, o per lo meno, senza aver cominciato di fatto e con la maggior attenzione la preparazione congiunta di entrambe le pietre,  ossia la corporale e la spirituale. Quanto a me, sono d’accordo con tutti i veridici filosofi nel dire che, con sicurezza, è temerario, soprattutto in questa fase, cominciare un’opera di una tale elevatezza e lavorare senza conoscere la natura. Per di più voglio evidenziare e chiarire espressamente che, secondo la mia opinione, senza la conoscenza di Cristo, pietra angolare celeste, non solo è difficile, ma veramente impossibile preparare la pietra filosofica, dato che in questa pietra celeste è perfettamente racchiusa tutta la natura. Se non si vuole patire un vergognoso fallimento, c’è da esaminare convenientemente questo punto e non aspirare avidamente e sconsideratamente a quest’arte, come fanno molti che, per la maggior parte delle volte, non sono in alcun modo preparati ad iniziarla, non hanno le capacità necessarie e non si sono esercitati neppure un po’ ad avvicinare questa conoscenza della natura tante volte ripetuta. In effetti, spesso la fine coincide con l’inizio allo stesso modo in cui la cosa parla  di sé, disgraziatamente, nelle cose che a molti si riferiscono. Nonostante ciò, bisogna attribuire il fallimento ad un progetto prematuro ed alla ignoranza.
    È veramente ammirabile incontrare comunque uomini che non solo cercano questa suprema arte, ma anche che si sforzano di mettersi al lavoro e di realizzarla, uomini che nonostante tutto si domandano se l’arte sia naturale o magica, se sia preternaturale o se si tratti di negromanzia, e se si ottenga attraverso uno spirito o con mezzi illegittimi e proibiti. Nessuno di questi modi, per Dio! Né il diavolo, né, a maggior ragione, nessun uomo empio può compiere nulla in quest’arte senza il permesso divino, e, ancor meno, nessuno può iniziarla con iniziativa propria né praticarla secondo il suo capriccio. Nessuno davvero, giacché quest’arte rimane nella mano e nel potere di Dio, che la concede ed anche la impedisce a chi voglia. Infatti, quest’arte, che procede da Dio e per Dio, non ammette in nessun modo uno spirito voluttuoso, ed ancor meno spiriti funesti ed infernali, ma al contrario (favorisce) lo spirito semplice, retto, veritiero, costante, puro e penitente nella sua essenza. Ma il mondo d’oggi, indifferente ed empio, non conosce per niente questo spirito, e perciò la maggioranza degli uomini ignorano anche la sua essenza ed il suo mistero supremo. Infatti, non appena qualcosa di tale mistero giunge alle orecchie di questa gente mondana, subito dopo questi vogliono essere capaci di comprenderlo, e se non lo sono, affermano che è tutta una scemenza. Inoltre, questo spirito rimarrà loro nascosto in eterno per via della loro cecità, ed infine sarà loro tolto nella sua totalità.

    Nonostante ciò, per non spingersi più in là del previsto in questo promemoria e per affrontare nuovamente il tema e portarlo lealmente buon fine, voglio far sapere ciò che segue ai pietosi artisti sottoforma di un’amichevole esortazione: è nella misura in cui una persona orienterà la sua anima a Dio, o meglio, tutta la sua vita ed i suoi atti che sentirà ogni giorno ed in ogni momento, nel progresso della pietra e della sua opera, che risiede questa insigne utilità. Io stesso mi sono conformato a questo scopo tutti i giorni della mia vita con la massima applicazione e con la maggiore devozione, cosicché ho potuto comprenderla (la pietra, ndr) tramite l’esperienza. Per questo l’uomo deve, fin dal principio, regolare le sue azioni e prepararsi in modo tale da ottenere la forza di condurre a buon fine, quindi, l’una a l’altra opera.
    Si potrebbe obiettare che sicuramente ci sono stati uomini che possederono veramente questa pietra filosofica o tintura, e che trasformarono con essa i metalli semplici in oro ed argento. Tuttavia, erano poco capaci e non avevano posseduto una conoscenza tanto buona della pietra celeste, e, per altra parte, consacrarono il loro tempo alle cose vane e frivole della vita. Io rispondo a tutto ciò che li lascio nella loro condizione e che non penso di intavolare qui alcuna discussione per scoprire dove  e come si siano procurati la loro tintura. Ma in verità, nessuno mi convincerà che essi abbiano realizzato e preparato la vera ed esatta tintura di cui ho parlato in tutto questo trattato, ed ancor meno credo che comunque sia possibile abbindolarmi in questo contesto. Il finale tragico di queste persone di spirito così leggero, verso il quale sono da se stessi scivolati con la loro tintura, è prova sufficiente e, disgraziatamente, non mancano esempi di tutto ciò perfino a giorni nostri. Devo forse tacere ora che l’arte alchemica, assieme alle cose che le sono necessarie, non è unica, bensì varia? Effettivamente, allo stesso modo in cui in altre discipline s’incontrano settori di opinione e colore differente, ugualmente accade in quest’arte, e sebbene a tutti i praticanti venga dato il nome di ‘chimici’, tuttavia non tutti sono istruiti della medesima cosa e non operano con la medesima inclinazione. Qui sto parlando unicamente della vera alchimia, piena di arte e conforme alla natura, che insegna prima di tutto è fondamentale discernere e conoscere, fra tutte le cose, la differenza fra bene e male, fra puro ed impuro. Grazie ad essa si può raggiungere un giusto progresso, dopo aver posto rimedio alla debolezza ed alla corruzione della natura. Questa, allora, procede all’aumento dei metalli come se tu ti sforzerai di ad aiutare un frutto che, ostacolato da una qualche fortuito avvenimento, non possa giungere a corretta maturazione, o meglio non possa produrre una moltiplicazione (di se stesso, ndr) a partire dal chicco o dal seme, cosa che può essere realizzata con poche spese. Per quanto riguarda l’altra arte, che è sofistica e pseudo-alchemica, non so nulla di essa ed inoltre non voglio saperne nulla, poiché i suoi maestri promettono vanamente di seguire strade distorte e di generare montagne d’oro puro, ma restano molto lontani da tutto ciò. Per di più, quest’arte falsa non porta assolutamente nulla di concreto, ma solo comporta spese enormi, pretende lavori imprudenti e frequentemente chiede in dote il copro e la vita. Di conseguenza, se uno o molti chimici di questa specie venissero ad incontrarti con vanagloria di possedere la vera e naturale arte chimica, e s’impegnassero ad insegnartelo in cambio di denaro o altre cose, pretendendo di non potersi far carico delle spese necessarie, allora sii fedelmente ammonito di non fidarti di essi. Infatti, il serpente è in agguato, per la maggior parte del tempo, attorno ad essi in mezzo all’erba.

    Inoltre, posso affermare in vero che il costo da effettuare per tutta l’opera universale non supera in totale i tre fiorini, eccezione fatta per l’alimento quotidiano ed il mantenimento del fuoco; la materia è parzialmente vile, come abbiamo fatto intendere precedentemente, la si trova dappertutto, in quantità sufficiente ed abbondante senza grande difficoltà, ed anche il lavoro di essa è facile e semplice. Insomma, tutta quest’arte è facile e molto comprensibile per gli uomini pietosi che Dio ha prescelto, ma la cosa risulta veramente molto difficile e quasi impossibile per coloro che siano empi e malvagi. Per finire, ti ho voluto aggiungere ciò che segue a mo’ di addio: se Dio onnipotente ti offrisse la sua grazia per la rivelazione di quest’arte santa e pietosa, tu dovrai, in verità, farne uso corretto, osservando il silenzio che ti è stato raccomandato, e a tal fine applicare sulla tua bocca un lucchetto resistente e tenerlo ben chiuso, per timore che l’arroganza e l’orgoglio, tanto davanti a Dio quanto davanti agli uomini, non costituiscano un pericolo per te e non ti inducano al male ed alla dannazione temporale ed eterna. Per questo ti conviene esaminare con circospezione ciò che segue:

    Colui che con quest’arte sacra trovi la ricchezza
    dev’essere semplice e pietoso, probo e discreto.
    Colui che così non fa contrasterà il suo destino.
    Sarà portato a povertà, ad indigenza,
    a nudità e miseria.

    Tutto questo, amico lettore, non ho voluto nasconderlo, tanto a guisa di avvertimento quanto per congedarmi da te. Ho la ferma convinzione che tu mi hai compreso abbastanza su tutto, a meno che Dio non ti abbia chiuso gli occhi e le orecchie; inoltre, non avrei potuto mostrartela più fedelmente e limpidamente, né descriverla in modo più manifesto nella misura in cui lo permetta una buona conoscenza. Di conseguenza, se non sei stato in grado di carpire e comprendere la cosa per via del mio insegnamento, ho grande timore che difficilmente la potrai capire per via di altre istruzioni.  


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